Perchè questo sito?

Per prima cosa, perché è dedicato a tutti coloro che militarono nei disciolti Reparti di Fanteria d'Arresto.

Nel panorama delle varie Unità delle diverse Armi dell'Esercito italiano, le specialità d'arresto (alpini, fanteria e genio) sono sempre state poco conosciute. Una delle motivazioni è data proprio dal compito a loro affidato e all'alto grado di "riservatezza" sulla loro costituzione e sulla loro organizzazione. A tutt'oggi, pur nella piena evidenza del totale smantellamento sia delle fortificazioni sia dei Reparti che le attivamente presidiavano, gran parte dei documenti relativi sono ancora indisponibili e a carattere "riservato": in questo sito non troverete informazioni di tale tipo, ma solo quello che risulta, a tutti, alla luce del sole. Considerando che, normalmente, i documenti e i carteggi dell'Ufficio Storico dello SME diventano disponibili dopo 50 anni dalla loro pubblicazione, dovremo aspettare... il 2043 per poter "leggere" della fine di tale Specialità.

Ora, a molto tempo dallo scioglimento anche dell'ultimo Reparto d'Arresto, l'interesse per le "opere" di fanteria e per gli "sbarramenti" alpini sta sempre più crescendo, non solo fra gli appassionati di architettura e di organizzazione militare, ma anche fra le persone comuni. Moltissimi, ad esempio, sono gli escursionisti che oramai possono liberamente incontrare nelle loro gite le ex postazioni.

Recentemente, dopo la chiusura delle postazioni successiva alla soppressione dei Reparti d'Arresto, è stata attuata una massiccia demolizione (con metodi ecologicamente e di sicurezza finale per le persone alquanto discutibili, per altro) e spesso, oramai, se ne possono vedere solo i resuidi di cemento, più o meno affioranti dal terreno.
Desolante situazione, se pensiamo che Svizzera e Austria dalle similari loro opere di fortificazione hanno creato dei musei, fruibili dalla popolazione.

Sui Reparti d'Arresto e sulle postazioni di difesa al confine nord-orientale italiano fra gli anni 1950 e 1990, sono disponibili poche informazioni: in Internet, il sito che maggiormente si sta dedicando a questo scopo è Vecio.it, gestito dall'amico Simone Astolfi, con un bel Forum nel quale esiste una sezione "Fortificazioni moderne", dedicata alle postazioni e ai Reparti che le presidiarono.
Notizie sulle opere possono essere trovate anche ne sito dei Cacciatori delle Alpi. Ulteriori notizie possono essere trovate in Ferreamole, sito carrista con una piccola sezione dedicata all'opera del ponte di Dignano (Pn).
Inoltre, da un po' di anni, nel social-network facebook, sono apparsi diversi gruppi dedicati ai vari Reparti di Fanteria d'Arresto: per visualizzare tali pagine è necessario iscriversi ai servizi forniti da facebook.

Una "breve"... lunga storia

Negli anni successivi alla 1ª Guerra Mondiale i principali Paesi europei concepirono e realizzarono vasti sistemi fortificati per la difesa delle proprie frontiere terrestri. In Francia fu portato a termine negli anni Trenta il gigantesco progetto della Linea Maginot, destinata a passare alla storia come la più colossale opera d’ingegneria militare del XX° secolo.
In Italia, sempre negli anni Trenta, fu approntato il Vallo Alpino, noto anche come "Vallo del Littorio": secondo il progetto iniziale, doveva essere una realizzazione imponente, che avrebbe dovuto rendere inviolabili i 1851 km del confine terrestre italiano.
La sua costruzione subì l'influsso delle altre linee straniere e dell'evoluzione dottrinale (che dalla concezione a piazzeforti isolate passò a quella a linea continua). La linea di resistenza era composta da opere scavate nella roccia, da ricoveri e da locali di servizio sotterranei, con numerose postazioni in casamatta.
Tutte le strutture permanenti erano presidiate dalla Guardia alla Frontiera, la G.a.F., costituita nel 1934, con Reparti di Fanteria, di Artiglieria e del Genio, per la difesa dei confini nazionali.
La copertura dell'intero tratto del confine terrestre italiano era assicurato da "Settori" (prima G.a.F. e poi di Copertura); l'artiglieria era classificata in tre categorie: come "Sempre Pronta", come gruppi ad "Approntamento Normale" e come gruppi ad "Approntamento Accelerato".

Allo scoppio della 2ª Guerra Mondiale il Vallo non era ancora, comunque, del tutto completato.
Il Corpo fu potenziato in uomini e mezzi, oltre agli iniziali fanti, artiglieri e genieri, con medici, veterinari, amministratori, chimici, automobilisti e, pur essendo un Corpo statico, anche con 5 compagnie di "Carristi di Frontiera".
Furono mobilitate anche unità di "Mitraglieri da posizione" per la difesa dei tratti di confine non ancora coperti da postazioni permanenti armate.

Nel caos derivato dall'8 settembre 1943, il Corpo della G.a.F. si sciolse e non venne ricostituito. Inoltre, la maggior parte delle opere del Vallo lungo la frontiera occidentale venne demolita dopo la fine del conflitto (nell’estate del 1948), come previsto dalle clausole del Trattato di Pace.
Si salvarono, in parte, le costruzioni rimaste in territorio francese in seguito allo spostamento del confine. Tali opere, avendo perso ogni utilità militare, furono abbandonate e costituiscono oggi interessanti testimonianze storiche per gli studiosi della Seconda Guerra Mondiale.
Lungo il confine nord-orientale, a seguito della cessione alla Jugoslavia di parte della Venezia Giulia, rimasero all’Italia ben poche fortificazioni, che per di più dovettero essere demolite, sempre in osservanza alle clausole del Trattato di Pace, che prevedeva la smilitarizzazione di una fascia di confine profonda venti chilometri. Fortunatamente, la parte di confine con l'Austria non fu oggetto di rettifiche e le opere di questa zona restarono, disarmate, in territorio italiano.

Comunque, l’esigenza di difendere l’Italia da eventuali aggressioni da Est portò alla costruzione, soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta (ma la costruzione delle postazioni durò sino agli anni Settanta), grazie anche a contributi della NATO, di un nuovo sistema fortificato permanente.
Sostanzialmente, le opere lungo il confine austriaco risalivano all’originario Vallo Alpino, mentre quelle lungo la frontiera jugoslava furono costruite ex-novo, per rimpiazzare quelle rimaste oltre la frontiera.

Per presidiare le nuove opere fortificate, nei primi anni Cinquanta vennero costituiti dapprima i Battaglioni da Posizione, poi i Raggruppamenti da Posizione per poi passare, nel 1962, ai Reparti d'Arresto.
Questi nuovi Reparti di Fanteria vennero dislocati a presidio delle fortificazioni dì pianura e fino al 1957 ebbero in carico anche quelle di montagna.
A partire da tale data, invece, le fortificazioni di pianura restarono alla Fanteria, mentre quelle di montagna passarono definitivamente agli Alpini.


L'Autore

Maurizio Tosi - Verona
Servizio militare: 120° btg.f.arr. "Fornovo" - Ipplis di Premariacco (Ud)

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