Fanteria d'Arresto


COMPITI

La Fanteria d'Arresto aveva il compito, in caso di attacco proveniente dagli ex Paesi dell'Est (Patto di Varsavia), di bloccare o comunque ritardare l'avanzata nemica, permettendo all'Esercito Italiano di organizzarsi per la successiva difesa.
Lo scopo veniva raggiunto, in cooperazione con altri Reparti mobili dell'Esercito italiano, con l'ausilio di fortificazioni permanenti, dette "opere" composte, principalmente, da cannoni anticarro, mitragliatrici e posti di osservazione. Tali opere erano dislocate in Friuli Venezia Giulia e si estendevano dal confine con la ex Jugoslavia sino al fiume Tagliamento, da est verso ovest e dal Passo di Tanamea alla zona compresa fra la foce del Timavo e quella dell'Isonzo, da nord a sud.

Con la fine della Guerra Fredda, tutte queste postazioni furono progressivamente smantellate: nel 1993 ne venne completata la dismissione. Tutte le opere furono private dell'armamento e degli allestimenti interni e, nella maggior parte dei casi, vennero chiuse mediante la saldatura degli ingressi e delle feritoie.
Da allora, dopo anni di costante manutenzione, il loro destino è stato amaramente segnato: basta fare una breve visita nel Friuli per rendersi conto dello stato di abbandono e di sfacelo nel quale versano sia le opere sia le caserme dove erano stanziati i Reparti d'Arresto addetti al loro presidio.

Scopo principale della fortificazione permanente era sostenere lo sforzo di contenimento e di contrasto contro un eventuale invasore da parte delle unità corazzate e meccanizzate.
In sostanza, la fortificazione avrebbe dovuto servire a:

Le fortificazioni erano, sostanzialmente, classificate in tipo A e tipo B: le prime erano le fortificazioni principali, normalmente presidiate in permanenza tramite apposite casermette con distaccamenti di guardia e presso le quali venivano conservate anche le munizioni in apposite riservette; le seconde non erano normalmente presiediate, ma venivano ispezionate regolarmente per la loro manutenzione programmata.
La composizione delle opere era molto variabile a seconda della zona in cui si trovavano, del compito loro affidato, del tipo di avversario che avrebbero dovuto contrastare (corazzato o motorizzato) e della morfologia del terreno.

La maggior parte delle fortificazioni era costruita attorno o in prossimità degli assi stradali più importanti e di importanti ponti stradali o ferroviari (per esempio Ponte della Delizia e Dignano). Le opere contenenti cannoni erano protette da baracche in legno o metallo, a volte mascherate da magazzini materiali dell'ANAS: i resti di alcune sono ancora facilmente individuabili lungo le principali strade del Friuli per la loro forma e per il colore verde militare, grigio o testa di moro, in relazione al terreno e al luogo dove si trovavano, per ottenere un mascheramento ottimale. Altre opere, dotate di armi automatiche, erano mascherate da “covoni”, anch'essi, a volte, ancora individuabili.

In genere, una fortificazione si componeva di un posto comando, da dove il Comandante dell'opera dirigeva il tiro delle armi, di un posto di osservazione che preavvertiva dell'avvicinamento dell'avversario e di varie postazioni fisse di armi: cannoni anticarro, mitragliatrici pesanti e antiaeree, mitragliatrici leggere per la difesa ravvicinata, postazioni per mortai e bazooka. Le squadre che operavano all'interno delle postazioni (cannonieri e mitraglieri) erano definite "pacchetto", mentre all'esterno della fortificazione vi erano le squadre "difesa vicina" (fucilieri/assaltatori), che dovevano impedire l'infiltrazione di unità di fanteria avversaria all'interno del perimetro dell'opera.

I vari elementi di un'opera erano denominati:

Il Passo di Tanamea          Le Valli del Natisone

ORGANIZZAZIONE

Alla luce dei fatti, sostanzialmente, oggi possiamo dire che il Patto di Varsavia ha perso la cosiddetta Guerra Fredda (ma il Patto Atlantico, in un mondo costantemente in evoluzione, l'ha veramente vinta?).
Durante gli anni della Guerra Fredda, nella situazione a schieramenti contrapposti Patto Atlantico - Patto di Varsavia venutasi a creare e che ha caratterizzato tutto il secondo dopoguerra sino alla caduta del muro di Berlino, l'Esercito italiano era orientato, soprattutto, alla difesa delle frontiere orientali. Le 25 Brigate istituite nel 1975, progressivamente poi ridotte di numero (erano già 19 nel 1991!) erano sotto il comando operativo di Corpi d'Armata e di Comandi di Regione Militare. In particolare, del 5° Corpo d'Armata di Vittorio Veneto per le unità di prima schiera, del 4° C.A. di Bolzano per le truppe alpine e del 3° C.A. di Milano per le unità della riserva di scacchiere, ai quali, in caso di crisi o di conflitto, si sarebbe sovraordinato il Comando FTASE delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa di Verona, ente retto da un Generale italiano.

Per quanto riguarda i Reparti di Fanteria d’Arresto, questa era la situazione subito dopo la ristrutturazione dell'Esercito italiano, avvenuta nel 1975-76:


La Soglia di Gorizia          Il fiume Tagliamento


Le diverse linee di difesa

Rispetto alla loro collocazione geografica è possibile distinguere le seguenti linee difensive della fortificazione permanente di pianura:

Carso e basso Isonzo
Era l'area tenuta dal 33° btg.f.arr. Ardenza. Rispetto alla possibile zona di penetrazione principale, cioè la cosiddetta "soglia di Gorizia", posta immediatamente a nord, aveva funzione di protezione dei fianchi e di sbarramento rispetto a possibili manovre di aggiramento. Sfruttava, come elementi naturali di ostacolo, l'area montuosa del Carso e si appoggiava sugli argini occidentali del fiume Isonzo e del fiume Torre, nell'area dove essi confluiscono.

Gorizia, Monte Calvario, confluenza del fiume Torre e Natisone
Era l'area tenuta congiuntamente dal 53° btg.f.arr. Umbria e dal 63° btg.f.arr. Cagliari. Il sistema fortificato difendeva direttamente la "soglia di Gorizia" e il corridoio pianeggiante che da Gorizia raggiunge Udine e la piana friulana.
Era costituito da due sottosistemi principali. Quello del 63° btg.f.arr. Cagliari, centrato sul Monte Calvario e poggiato alla riva occidentale dell'Isonzo ra Gorizia e Gradisca d'Isonzo, era una prima linea molto densa. Quello del 53° btg.f.arr. Umbria sfruttava, essenzialmente, l'ostacolo naturale rappresentato dai solchi del fiume Natisone (tra Manzano e la confluenza con il fiume Torre) e del fiume Torre (tra Pavia di Udine e Villesse), con funzione di irrigidimento della prima linea avanzata e per la difesa, il rallentamento e l’arresto nel caso di sfondamento della prima linea difensiva.

Valli del Natisone e dello Judrio
Il settore era tenuto dal 120° btg.f.arr. Fornovo, comprendendo tutta la zona ad est del fiume Natisone sino al confine, spingendosi poi verso Capriva del Friuli. Le opere sfruttavano l'ostacolo naturale rappresentato dal fiume Judrio, a ridosso immediato della linea di frontiera, chiudendo inoltre i solchi orizzontali che da questa si dirigono verso la piana di Cividale. Le fortificazioni si sviluppavano, verso ovest, sino al fiume Natisone, mentre a nord di Cividale sbarravano le valli che dalla sella di Caporetto e dall'Isonzo avrebbero consentito l'aggiramento del dispositivo difensivo della pianura friulana.

Valli del Torre e del Natisone
Sistema che completava verso ovest e verso nord la protezione dei fianchi del dispositivo principale, rappresentato dal basso Isonzo. Tenuto dal 52° btg.f.arr. Alpi, era costituito da una prima linea fortificata, che si distendeva a ovest del fiume Natisone e nelle valli collegate, di una seconda linea arretrata, appoggiata alla riva occidentale del fiume Torre, da Tarcento sino a Udine e inoltre, di una serie di fortificazioni avanzate che chiudevano l'alta valle del Torre e le valli correlate, confluenti verso la sella di Caporetto e l'alta valle dell'Isonzo.

Val Tagliamento
Era l'ultima linea di difesa fissa, notevolmente arretrata rispetto alle altre, affidata al 73° btg.f.arr. Lombardia. Le opere fortificate si estendevano sulle rive del fiume Tagliamento, praticamente senza soluzione di continuità, tra San Michele al Tagliamento a sud e Cornino, a nord. Particolarmente consistenti erano le fortificazioni in corrispondenza dei ponti di Morsano, di Casarsa e di Spilimbergo.

Carta delle linee di difesa

Schematicamente, sono indicate le diverse linee con le diverse opere (assegnazioni: post riforma del 1976).

Carso e basso Isonzo: 33° btg.f.arr. "Ardenza" (in arancione)

Gorizia, Monte Calvario, confluenza del fiume Torre e Natisone: 53° btg.f.arr. "Umbria" (in giallo) e 63° btg.f.arr. "Cagliari" (in viola)

Valli del Natisone e dello Judrio: 120° btg.f.arr. "Fornovo" (in verde chiaro)

Valli del Torre e del Natisone: 52° btg.f.arr. "Alpi" (in rosso)

Val Tagliamento: 73° btg.f.arr. "Lombardia" (in azzurro; in verde le 4 opere che sono passate agli Alpini).


Documentazione fotografica del degrado

Qui verrà data solo un'idea dello stato di pietoso abbandono in cui versano le infrastrutture delle caserme che ospitavano i diversi Battaglioni di Fanteria d'Arresto e delle casermette per i distaccamenti di presidio, con la speranza che, a breve, possano essere definitivamente e profiquamente riutilizzate per scopi utili alle comunità dei luoghi in cui si trovano.


Caserme

La caserme, per così dire, passarono più volte di mano, considerando che i vari Battaglioni derivano dai diversi btg. dei Reggimenti precedenti alla riforma del 1975.
Anche in tempi più recenti le caserme furono riassegnate: nei cancelli d'ingresso si possono notare, spesso, i "nuovi" colori tradizionali delle mostrine dei diversi Reparti, mentre nelle palificazioni delle recinzioni si vedono ancora i "vecchi" colori reggimentali, affioranti sotto quelli dei battaglioni...

     

     


Casermette

E le casermette dei distaccamenti corpo di guardia per il presidio delle varie opere?
Beh, considerando che - al tempo - avevano i pavimenti passati regolarmente con la cera... a voi le dovute considerazioni.
Eccone una carrellata, non esaustiva, di diverse tipologie costruttive.
La prima è di costruzione abbastanza recente (fine anni '80, poco prima della soppressione): ne sostituiva, infatti, una più vecchia, che era ritornata a proprietà privata (era in affitto).
L'ultima è della tipologia cosiddetta "attiva": era tipica dei primissimi periodi della fortificazione a nord-est.

     

     

     

     

     

     


Riservette munizioni

Le riservette munizioni di pronto impiego erano presenti solo nelle opere classificate di tipo A: erano in costruzione a se stante, oppure ricavate nelle parti sotterranee delle postazioni. In alcuni casi, furono ricavate dal pre-esistente "corpo di guardia attivo" nel caso di costruzione di un nuovo corpo di guardia (p.e. a Passo Tanamea).

     

     

Dismissione

Con la chiusura dei Reparti d'Arresto, tutte le postazioni delle opere furono progressivamente smantellate: le opere furono private dell'armamento e degli allestimenti interni e - nella maggior parte dei casi - vennero chiuse mediante la saldatura degli ingressi e delle feritoie.
Nel 1993 ne venne completata la dismissione.

Demolizioni

Dopo anni di vero abbandono a seguito della dismissione, dall'inizio del 2012 vi è stata una massiccia demolizione: si diceva che il ricavato della vendita dell'acciaio rimosso fosse destinato alla Croce Rossa Italiana...
Non si sa se qualche Euro sia mai arrivato nelle casse della Croce Rossa: le cose, come si vedrà, sono andate un po' diversamente.
Tralasciando i commenti - intuibilissimi - sulla demolizione/rimozione indiscriminata delle torrette della maggior parte delle opere della fortificazione permanente di pianura, si fa solo presente che il lavoro di "messa in sicurezza" è stato fatto in modo molto discutibile, sia sul piano ecologico sia per il risultato ottenuto: le buche lasciate nel terreno sono state riempite con sola terra di riporto; le piogge e il naturale assestamento del terreno nei sottostanti locali porteranno sicuramente all'apertura di nuove pericolose buche per gli escursionisti, i bambini e gli animali che si trovino a passare nei terreni che sono stati "bonificati"...

Scoperta la truffa dei bunker della Guerra fredda

Nei guai tre imprenditori e un funzionario del Demanio di Udine

Da: ilFRIULI.it del 01/09/2015

Truffa aggravata a danno dello Stato e turbativa d’asta: sono questi i reati accertati al termine di un’articolata attività investigativa coordinata dal Procuratore della Repubblica Aggiunto di Udine, Raffaele Tito, nei confronti di un funzionario in servizio presso la Direzione Regionale dell’Agenzia del Demanio di Udine, e di tre imprenditori, uno cittadino italiano e due fratelli di nazionalità romena, del centro Italia.
L’indagine ha preso avvio grazie all’intuizione di alcuni finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Gorizia che, nel corso delle consuete attività di controllo del territorio, si sono imbattuti in una serie di lavori di messa in sicurezza e bonifica riguardanti alcune opere di fortificazione permanente, realizzate per scopi difensivi durante la Guerra fredda, a ridosso della linea di confine. Le Fiamme Gialle goriziane hanno così constatato che era stata effettuata soltanto l'asportazione delle cupole blindate in metallo del peso di alcune tonnellate l’una, per essere successivamente cedute ai centri per il recupero del metallo. Non risultava, così, alcuna messa in sicurezza delle strutture che le ospitavano.
Proprio nel corso degli accertamenti avviati per chiarire gli aspetti di tali attività di “bonifica”, eseguiti anche monitorando alcuni siti web e forum frequentati da appassionati di fortificazioni militari e sulla scorta di alcune notizie apparse sulla stampa locale, i finanzieri hanno riscontrato l’esistenza di un’unica gara d’appalto indetta nell’anno 2012 dalla Direzione Regionale dell’Agenzia del Demanio per il Fvg con sede a Udine, finalizzata alla cessione di 30 cupole/torrette metalliche ubicate su altrettante fortificazioni.
L’esito delle indagini ha fatto emergere un quadro tutt’altro che favorevole alle casse dello Stato, nonostante l’elevatissimo business economico derivante dal recupero di tali pregiati materiali (trattasi di acciaio balistico). Infatti, non solo è emerso che la gara indetta è stata un maldestro tentativo di spostare l’attenzione degli investigatori dalle pregresse numerose cessioni gratuite dei materiali, ma la stessa è stata “pilotata” per far si che, alla fine, i bunker metallici venissero di fatto acquistati dalle stesse imprese che sino ad allora si erano accaparrate tonnellate di acciaio balistico, del valore di centinaia di migliaia di euro, senza alcun introito per l’Erario.
Ciò è stato possibile mediante la partecipazione alla gara di una ditta “amica” che si è illegalmente aggiudicata la licitazione – per un importo di denaro assolutamente inadeguato rispetto al reale valore del metallo in vendita -, senza essere stata ufficialmente invitata a parteciparvi e senza avere la benché minima competenza. Lo Stato ha incamerato l’importo di aggiudicazione della gara, pari a 37.550 Euro, grazie allla complicità del funzionario del Demanio, che ha prodotto false attestazioni di pagamento dell’importo di gara, di fatto mai effettuato.
Il Funzionario pubblico e i tre imprenditori dovranno rispondere davanti alla Giustizia delle ipotesi di truffa aggravata a danno dello Stato e turbativa d’asta. Per il pubblico dirigente si prospetta anche l’assoggettamento a una procedura di accertamento e recupero dell’importo di denaro non incassato dallo Stato per la gara contestata.
Gli investigatori del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Gorizia stanno ora ricostruendo, in collaborazione con l’Esercito Italiano e con l’attuale Direttore Regionale dell’Agenzia del Demanio per il Friuli Venezia Giulia, quante siano state le cessioni “gratuite” delle cupole/torrette metalliche dei bunker, avvenute tra il 2010 ed il 2012, al fine di determinare il corrispondente danno Erariale.

     

     

     

     

Addestramento (Scuole, CAR e BAR)

La struttura addestrativa nell'Esercito Italiano subì moltissime variazioni nel tempo. Dal 1946, conformemente alla proposta della M.M.I.A. (Military Mission to the Italian Army), organismo di controllo anglosassone sull'attività dei vertici militari italiani, l'organizzazione addestrativa di base era affidata ai Comandi militari territoriali, attraverso 11 Centri Addestramento Reclute (CAR), con un organico a livello di Reggimento, mentre l'addestramento avanzato veniva svolto dalle Scuole militari. Dal 1953 (fine ricostruzione dell'EI) al 1974 questa era la struttura addestrativa per la truppa:

  • 1° CAR – Casale Monferrato - 11° rgt.f. "Casale" (CAR)
  • 2° CAR – Cuneo - 52° rgt.f. "Alpi" (CAR) a Fossano
  • 3° CAR – Brescia (poi Sassari) - 152° rgt.f. "Sassari" (CAR) a Sassari
  • 4° CAR – Montorio Veronese (poi Trapani) - 60° rgt.f. "Calabria" (CAR) a Trapani
  • 5° CAR – Treviso (poi Imperia) - 89° rgt.f. "Salerno" (CAR) a Imperia
  • 6° CAR – Pesaro - 28° rgt.f. "Pavia" (CAR)
  • 7° CAR – Siena - 84° rgt.f. "Venezia" (CAR)
  • 8° CAR – Orvieto - 80° rgt.f. "Roma" (CAR)
  • 9° CAR – Bari - 48° rgt.f. "Ferrara" (CAR)
  • 10° CAR – Avellino - CAR Truppe Corazzate
  • 11° CAR – Palermo - 46° rgt.f. "Reggio" (CAR)
  • 12° CAR (dal 1956) – Montorio Veronese poi Cuneo – 2° rgt.alp. (CAR) - dal 1963.

La reclute cominciarono ad affluire ai diversi CAR dal febbraio 1946, quando riprese la chiamata alle armi con la classe 1924.
Dal luglio 1958 i vari CAR vennero sostituiti dai Reggimenti CAR sopra indicati, dei quali nel 1974 risultavano ancora attivi:

  • 11° rgt.f. “Casale” CAR (Casale Monferrato)
  • Cp. Comando (Casale) I Bar (Casale) II Bar (Casale) III Bar (Casale)
  • 28° rgt.f. “Pavia” CAR (Pesaro)
  • Cp. Comando (Pesaro) I Bar (Pesaro) II Bar (Fano) III Bar (Falconara - Ancona)
  • 45° rgt.f. “Reggio” CAR (Palermo)
  • Cp. Comando (Palermo) I Bar (Palermo) II Bar (Palermo) III Bar (Palermo)
  • 48° rgt.f. “Ferrara” CAR (Bari)
  • Cp. Comando (Bari) I Bar (Bari) II Bar (Campobasso) III Bar (Potenza) IV Bar (Barletta)
  • 60° rgt.f. “Calabria” CAR (Trapani)
  • Cp. Comando (Trapani) I Bar (Trapani) II Bar (Trapani) III Bar (Trapani)
  • 80° rgt.f. “Roma” CAR (Orvieto)
  • Cp. Comando (Orvieto) I Bar (Sora) II Bar (Orvieto) III Bar (Cassino)
  • 84° rgt.f. “Venezia” CAR (Siena)
  • Cp. Comando (Siena) I Bar (Siena) II Bar (Pistoia) III Bar (Arezzo)
  • 89° rgt.f. “Salerno” CAR (Imperia)
  • Cp. Comando (Imperia) I Bar (Albenga) II Bar (Savona) III Bar (Diano Marina) IV Bar (Savona)
  • 152° rgt.f. “Sassari” CAR (Sassari)
  • Cp. Comando (Sassari) I Bar (Sassari) II Bar (Cagliari) III Bar (Macomer)
  • CAR Truppe Corazzate (Avellino)
  • Cp. Comando (Avellino) I Bar (Napoli) II Bar (Avellino) III Bar (Nocera) IV Bar (Salerno)
  • 2° rgt.alp. CAR (Cuneo)
  • Cp. Comando (Cuneo) Bar “Taurinense” (Bra - Savigliano) Bar “Orobica” (Cuneo) Bar “Tridentina” (Cuneo) Bar “Cadore” (Mondovì - Ceva - Boves).

Con molta probabilità (la struttura addestrativa e le destinazioni erano molto variabili nel tempo), per quanto riguarda le reclute destinate ai Reparti f.arr. i rispettivi rgt. CAR erano:

  • 28° rgt.f. "Pavia" CAR - Pesaro (per il 53° rgt.f.arr. "Umbria")
  • 60° rgt.f. "Calabria" CAR - Trapani (per il 52° rgt.f.arr. "Alpi")
  • 84° rgt.f. "Venezia" CAR - Siena (per il 73° rgt.f.arr. "Lombardia").

Negli anni '70 venne sperimentato il sistema d'invio diretto delle reclute ai Corpi d'assegnazione, dapprima solo per le Divisioni non impegnate nella difesa di 1° tempo, poi per tutte: c'erano Cp. reclute al I/52° rgt.f.arr. "Alpi" a Tarcento e al III/52° rgt.f.arr. "Alpi" a Ipplis, al 53° rgt.f.arr. "Umbria" a Jalmicco e al LXXIII btg.f.arr. "Lombardia" ad Arzene.
Ad Arzene, dal 1969 esisteva una Cp. reclute alla quale venivano assegnati i militari con incarichi operativi (p.e. cannonieri, mitraglieri, informatori, assaltatori), mentre gli incarichi non operativi (p.e. centralinisti, telefonisti, radiofonisti, cuochi) venivano assegnati ai vari C.A.R. per un primo addestramento. Il sistema fu però abbandonato, in quanto contrastava con la prontezza operativa e la struttura preposta all'addestramento cambiò ancora radicalmente: vennero creati diversi btg. BAR (Battaglione Addestramento Reclute) che non erano più solo Enti autonomi scolastici, ma Reparti destinati, in caso di mobilitazione, a riunirsi alla loro Grande Unità di appartenenza, lasciando alla sede parte dei Quadri, per l'addestramento dei complementi.
Dopo la ristrutturazione dell'E.I. del 1976 risultavano attivi i seguenti BAR:

  • 4° bgt.f. "Guastalla" - Asti (per gli Enti Territoriali del I CMTR)
  • 7° bgt.f. "Cuneo" - Udine (per i Reparti di Fanteria d'Arresto)
  • 11° bgt.f. "Casale" - Casale Monferrato (per la Divisione Mantova)
  • 16° bgt.f. "Savona" - Savona (per la Divisione Ariete)
  • 17° bgt.f. "San Martino" - Sulmona (per la Regione Militare Centrale)
  • 22° bgt.f. "Primaro" - Fossano (per la Brigata Cremona)
  • 23° bgt.f. "Como" - Como (per la Regione Militare Nord-Ovest)
  • 26° bgt.f. "Bergamo" - Diano Castello (per la Divisione Centauro)
  • 28° bgt.f. "Pavia" - Pesaro (per la Divisione Folgore)
  • 45° bgt.f. "Arborea" - Macomer (destinazioni non conosciute)
  • 47° bgt.f. "Salento" - Barletta (destinazioni non conosciute)
  • 48° bgt.f. "Ferrara" - Bari (destinazioni non conosciute)
  • 60° bgt.f. "Col di Lana" - Trapani (per la Regione Militare Sicilia)
  • 72° bgt.f. "Puglie" - Albenga (destinazioni non conosciute)
  • 80° bgt.f. "Roma" - Cassino (per la Regione Militare Centrale)
  • 84° bgt.f. "Venezia" - Falconara Marittima (destinazioni sconosciute)
  • 89° bgt.f. "Salerno" - Salerno (Scuola specializzati Trasmissioni)
  • 92° bgt.f. "Basilicata" - Portogruaro e poi Foligno (per la Brigata Aquileia)
  • 151° bgt.f. "Sette Comuni" - Cagliari (per il Comando Militare Sardegna)
  • 152° bgt.f. "Sassari" - Sassari (destinazioni sconosciute)
  • 225° bgt.f. "Arezzo" - Arezzo (per la Regione Militare Tosco-Emiliana)
  • 231° btg.f. "Avellino" - Avellino (per la Regione Militare Meridionale)
  • 235° btg.f. "Piceno" - Ascoli Piceno (per l'Artiglieria contraerea)
  • 244° btg.f. "Cosenza" - Cosenza (per la Regione Militare Meridionale)
  • bgt.alp. "Mondovì" - Cuneo (per la Brigata Taurinense)
  • bgt.alp. "Edolo" - Merano (per la Brigata Orobica)
  • bgt.alp. "Belluno" - Belluno ((per la Brigata Cadore)
  • bgt.alp. "Vicenza" - Codroipo (per la Brigata Julia)
  • bgt.par. "Poggio Rusco" - Pisa (per la Brigata Folgore)
  • 3° bgt.gra. "Guardie" - Orvieto (per la Brigata Granatieri di Sardegna).

Dal 1976, le reclute ai vari Reparti f.arr. arrivavano quasi tutte dal 7° btg.f. "Cuneo", stanziato nella caserma "G.B. Berghinz" di Udine (dove arrivavano i futuri fanti d'arresto destinati alla Divisione Mantova e alla Divisione Ariete) e con distaccamento nella caserma "V. Lago" di Jalmicco (dove arrivavano i futuri fanti d'arresto destinati alla Divisione Folgore).
La realtà - in ogni caso - è molto complessa: nel 1976, per esempio, ci sono notizie di incorporamenti al 73° btg.f.arr. "Lombardia" con elementi provenienti dalla Cp. Reclute delle Truppe Anfibie "Serenissima".


L'addestramento di base comprendeva:

  • addestramento propedeutico - per una formazione di base alle reclute (4 settimane), svolto dai BAR o per alcuni incarichi molto tecnici, dalle Scuole
  • addestramento di perfezionamento - della durata di 2 settimane, svolto o presso i BAR o presso i Reparti, tendente all'inserimento in un'unità elementare
  • corsi di specializzazione - di durata variabile, svolti o presso i Reparti (p.e. mitraglieri, cannonieri, etc.) o presso le Scuole (dipendeva dall'incarico).

L'addestramento all'impiego operativo comprendeva:

  • addestramento giornaliero - per la formazione agli atti tattici fondamentali
  • esercitazioni in bianco - di vario tipo, con cadenza almeno mensile
  • esercitazioni a fuoco - a completamento delle esercitazioni in bianco, con cadenza bi-quadrimestrale.

7° btg.f. "Cuneo" - Div. Mec. Mantova
Decorato di Ordine Militare d'Italia, Medaglia d'Oro Speciale, tre Medaglie d'Argento e una di Bronzo al Valor Militare e una d'Argento al Valore dell'Esercito. Il battaglione festeggia il combattimento di Vittorio Veneto (14/08/1916).
Riallaccia le sue origini al Reggimento di Nizza costituito il 16 aprile 1701 poi Reggimento La Marina (1714) allorché fornisce personale al battaglione delle galere. Sciolto nel 1798 dal giuramento di fedeltà al Re di Sardegna viene ricostituito nel 1814 come Reggimento di Cuneo per divenire l'anno seguente Brigata di "Cuneo". Cambia ancora denominazione nel 1831 in 1° Reggimento (Brigata Cuneo), nel 1839 in 7° Reggimento Fanteria (Brigata Cuneo), nel 1871 7° Reggimento Fanteria "Cuneo", nel 1881 in 7° Reggimento Fanteria (Brigata Cuneo). Con l'ordinamento 1926 diviene 7° Reggimento Fanteria "Cuneo" ed è assegnato alla VI Brigata di Fanteria quindi nel 1939 entra con l'8° fanteria ed il 27° artiglieria nella Divisione di Fanteria "Cuneo" (6^), grande unità che sarà poi sciolta nel settembre 1943 nell'arcipelago delle Cicladi.
Il 1 novembre 1975, per cambio denominazione del I/114° Rgt. Mantova, ha vita il 7° Battaglione Fanteria Motorizzato "Cuneo", al quale vengono affidate Bandiera e tradizioni del 7° Reggimento; l'unità dal 12 agosto 1976 prende nome di 7° Battaglione Fanteria "Cuneo" e svolge compiti addestrativi. Il 29 aprile 1993 il battaglione entra nel ricostituito 7° Reggimento "Cuneo". Si scioglie il 31 maggio 2001 a Udine.

Era stanziato, prima del terremoto del 1976 nel Friuli, ad Artegna (Ud). Dopo il terremoto fu ospitato nella caserma "G.B. Berghinz" a Udine e alla "V. Lago" di Jalmicco di Palmanova (Ud).
Nel settembre/ottobre 1991 venne trasferito nella caserma "Spaccamela" di Udine.

Motto: "Legio Cuneensis constantissima".


Inno del Reggimento
(Parole di Carlo Borsani)

Un dì spiccammo il volo come l'aquile
nel ciel di Nizza italica e sabauda:
ci salutò Legione Costantissima
la Patria al primo annunzio di vittoria.
O sole avvolgi sempre nel sorriso
della tua luce quast'invitta schiera
raccolta intorno a un'unica bandiera
le forze tese a un amico destino.

Fante del Settimo
mostrina cremisi
segno di fede
d'arme e d'onor
splende nei secoli
vivo il ricordo
delle tue gesta
del tuo valor.

Se chiamerà la voce della Patria
faremo d'ogni meta una vittoria
e il sangue della nostra giovimezza
seminerà l'alloro della gloria.
Esulteranno l'ossa degli eroi
rivendicati e dal supremo altare
si leverà una luce a iluminare
fante d'Italia il nuovo tuo cammin.

Fante del Settimo
mostrina cremisi
segno di fede
d'arme e d'onor
splende nei secoli
vivo il ricordo
delle tue gesta
del tuo valor.


Scuola ACS di Fanteria

Il giorno 1 maggio 1948 si costituì in Spoleto una Scuola Allievi Sottufficiali: il 12 dicembre dello stesso anno ricevette la Bandiera.
Nel marzo del 1952 le viene affidato anche il compito di formare i sottufficiali di complemento.
Nel 1963, a seguito del trasferimento della Scuola per sottufficiali a Viterbo, l'istituto assume il nome di Scuola Allievi Sottufficiali di Complemento di Fanteria, preparando i comandanti di squadra.
Cambiò ancora denominazione il giorno 1 ottobre 1967 in Scuola Allievi Comandanti di Squadra di Fanteria: nella scuola si svolgevano i corsi periodici di formazione per gli ACS (Allievi Comandanti di Squadra) destinati ai reparti di Fanteria divisionale, di Granatieri, di Paracadutisti e di Fanteria d'Arresto.
Motto: "Per aspera ad virtutem"

  • Dal 1976 (ristrutturazione dell'EI) l'iter formativo dei sottufficiali variò: furono soppressi i Corsi ACS e conseguentemente anche la relativa Scuola di Spoleto. I graduati furono designati d'Autorità e addestrati al comando tramite appositi corsi della durata media di 2 settimane, svolti presso i Reparti d'appartenenza (o per alcuni incarichi tecnici, presso le Scuole d'Arma, con una durata dalle 4 alle 10 settimane). Per le esigenze della mobilitazione, i sottufficiali vennero tratti dai caporal maggiori comandanti di squadra giudicati idonei, all'atto del congedo, a ricoprire il grado di Sergente.

Scuola AUC di Fanteria

Il giorno 1 gennaio 1952, per trasformazione della Scuola Servizi e governo del Personale di Rieti e ricevendone la Bandiera, si costituisce una seconda Scuola Allievi Ufficiali di Complemento per tutte le Armi, con sede ad Ascoli Piceno nella Caserma "S.Ten. Clementi", affiancandosi alla già esistente Scuola AUC di Lecce.
Il giorno 1 ottobre 1963 cambia nome in Scuola AUC di Fanteria, effettuando i corsi periodici di formazione per gli AUC (Allievi Ufficiali di Complemento) destinati ai reparti di Fanteria divisionale, di Paracadutisti e di Fanteria d'Arresto.
La Scuola è soppressa il 31 dicembre 1975.
Motto: "Ut ardeant ardeo"


Scuola di Fanteria

Come già detto, fino al 1975 gli AUC destinati alla Fanteria d'Arresto svolgevano il corso alla Scuola AUC di Fanteria di Ascoli Piceno.
Successivamente, gli AUC di Fanteria d'Arresto furono formati alla Scuola di Fanteria di Cesano di Roma.
L'attuale Scuola discende dalla Scuola Centrale di Fanteria sorta a Oriolo Romano il 18 gennaio 1920, per la fusione della Scuola perfezionamento per ufficiali mobilitati con la Scuola mitraglieri. Venne trasferita nel 1923 a Civitavecchia, dove proseguì la sua attività sino al settembre 1943.
La Scuola rinacque nel gennaio 1946 dal preesistente Centro di Addestramento Complementi Forze Italiane Combattenti, che a sua volta era stato creato, il 28 gennaio 1945, dal Gruppo di Combattimento "Piceno": infatti, i suoi tre reggimenti, nel febbraio 1945, persero i nominativi storici e assunsero nuove denominazioni come "1° reggimento raccolta e smistamento complementi" poi "Addestramento complementi", "2° reggimento complementi di fanteria" e "reggimento addestramento artiglieria".
Anche il battaglione misto genio si riordinò in ente addestrativo per genieri e trasmettitori.
Il 15 maggio 1946 è inaugurata nell'attuale sede (caserma "T. Monti") di Cesano di Roma la Scuola di Fanteria, che svolge attività addestrativa, di studio e di sperimentazione di nuovi materiali e mezzi, elabora le pubblicazioni tecniche e le nuove attività addestrative.
Il 23 maggio 1982 riceve la nuova Bandiera di Guerra, concessa per decreto il 23 marzo precedente.
Dal giorno 9 novembre 1984, cambiò la sua denominazione in Scuola di Fanteria e Cavalleria, ritornando al precedente nome di Scuola di Fanteria dall'11 gennaio 1992.
Motto: "Fortior ex adversis resurgo"


Alla Scuola di Fanteria è custodita la Bandiera dell'Arma di Fanteria, insignita delle seguenti decorazioni:

Ordine Militare d'Italia - Decreto 5 giugno 1920
  "Nei duri cimenti della guerra, nella tormentata trincea o nell'aspra battaglia, conobbe ogni limite di sacrificio e di ardimento; audace e tenace, domò infaticabilmente i luoghi e le fortune, consacrando con sangue fecondo la romana virtù dei figli d'Italia".
(1915 - 1918)

Ordine Militare d'Italia - Decreto 27 gennaio 1937
 "Pari alla sua fama millenaria, espressione purissima delle alte virtù guerriere della stirpe si prodigava eroica, generosa, tenace in tutte le battaglie, dando prezioso contributo di valore e di sangue alla vittoria".
(guerra italo etiopica, 3 ottobre 1935 - 5 maggio 1936)

Medaglia d'Oro al Valor Civile - Decreto 25 novembre 1996
 "In occasione di grandi eventi alluvionali, interveniva prontamente con uomini e mezzi nelle aree sinistrate e con encomiabile slancio di solidarietà e spirito di sacrificio approntava una preziosa opera di soccorso delle popolazioni civili, prodigandosi incessantemente sin dalle prime ore per il salvataggio di molte vite umane. Con ininterrotta ed immane fatica, in condizioni meteorologiche particolarmente avverse ed in situazioni di estrema difficoltà, allestiva tendopoli per i senzatetto e consentiva il ripristino della viabilità e delle comunicazioni. Dando prova, ancora una volta, di altissima professionalità, di eccezionale abnegazione e di elevate capacità tecniche, contribuiva al graduale ritorno alla normalità, riuscendo così a dare conforto e fiducia ai cittadini, duramente colpiti negli affetti e nei beni".
(Val Padana, novembre 1994)