Opere

La prima linea a essere realizzata fu quella sul fiume Tagliamento, presidiata - in origine - dal I btg. da posizione.
Successivamente, furono realizzate le linee sull'Isonzo e le collegate sul Torre e sul Natisone-Judrio.

Le opere di "prima linea" erano tutte presidiate, quelle più arretrate, invece, no: erano solo costantemente manutenzionate.
In sostanza, per ogni Battaglione, le compagnie in vita presidiavano attivamente le opere in prima linea, mentre quelle arretrate erano di competenza delle compagnie "quadro".
Queste ultime sarebbero state costituite solo in caso di mobilitazione e la manutenzione delle opere loro assegnate era affidata, comunque, alle diverse compagnie in vita.

Tipica cesermetta e cupola osservatorio di PCO      Picchetto "DM" - Demanio Militare

Cartello "DIVIETO" nei pressi delle opere      Cartello "E' VIETATO ..." della Zona di confine



Elenco delle opere

In questa sezione troverete alcune brevissime informazioni sulle diverse opere di fanteria assegnate ai vari Reparti, in un elenco ragionato delle varie opere, con informazioni tratte dal libro "Bella Italia armate sponde".

L'elenco di "Bella Italia armate sponde", molto probabilmente incompleto, "fotografava" la situazione e le assegnazioni nell'anno 1989: precedentemente e successivamente, risultavano diverse.
Infatti, con la riforma dell'Esercito avvenuta negli anni 1975-'76, furono variate le assegnazioni in base ai diversi Battaglioni originati dai soppressi Reggimenti.
Successivamente, nel 1986, con la soppressione delle Divisioni, furono riviste ancora una volta le assegnazioni, tenendo conto della diverse esigenze operative e tattiche derivate dall'inserimento degli esistenti Battaglioni in diverse Brigate operative.
Queste informazioni, dove conosciute, sono state indicate.
Negli elenchi, divisi per Reparto con le assegnazioni successive alla riforma dell'Esercito avvenuta negli anni 1975-'76, sono indicate in ordine alfabetico le varie opere, con la loro corretta denominazione ufficiale.
Con l'icona a fianco sono contrassegnate quelle di "tipo A" o di "prima linea", che erano costantemente presidiate da un apposito distaccamento di guardia.

Data la scarsità delle notizie e delle fonti esistenti, le informazioni indicate possono essere errate o incomplete.

Invito tutti coloro i quali fossero in possesso di utili indicazioni o informazioni diverse, di farlo presente: già da ora li ringrazio, a nome mio e di tutti gli altri "appassionati".

Nota:
Precedentemente alla riforma dell'EI del 1976, tutte le opere del 33° btg.f.arr. "Ardenza" (ex III/53° rgt.f.arr. Umbria) erano in carico al 53° rgt.f.arr. "Umbria".

CAMPOLONGO AL TORRE
Fortificazione molto ampia a cavaliere della A4: era situata tra il sovrappasso stradale che collega gli abitati di Campolongo e Tapogliano e il ponte autostradale sui fiumi Torre e Isonzo.
Costituiva il perno delle due linee difensive del Torre e dell'Isonzo.

CASTEL RUBBIA
Fortificazione presidiata, dominava la strada Gradisca-Savogna, nei pressi della fermata FS di Rubbia-San Michele.
Controllava l'accesso da est al ponte di Gradisca e in parte la via di penetrazione rappresentata dallo svincolo della A 4 per Gorizia.
Nel 1987, passò al 63° btg.f.arr. "Cagliari".

LAGO DI DOBERDO’
Fortificazione presidiata, che era situata nei pressi dell'abitato di Doberdò, a cavaliere del lago medesimo e delle due strade che dall'abitato portano alla SS 55.
Difendeva gli accessi a S. Michele e a Redipuglia.

MONTE SEI BUSI
Fortificazione sulla sommità (Q.118) del Monte Sei Busi, posizionata sul crinale est a destra di via del Carso, verso Doberdò del Lago, dopo la "Dolina del XV Bersaglieri" e il tratto sul Sei Busi del cosiddetto "Trincerone italiano" della 1^ G. M.

MONTE S. MICHELE
Fortificazione per la fanteria, presidiata, situata sulla sommità del Monte S. Michele, aveva lo scopo di impedire il controllo della cima del S. Michele stesso. Non presentava postazioni anticarro, in quanto collocata in zona considerata non atta al passaggio di mezzi corazzati.
Il PCO, unico nel suo genere, è dotato di un "posto comando per truppe campali", che ne raddoppiava specularmente i locali, aggiungendo un osservatorio di artiglieria, ottico e radar di sorveglianza al suolo.
Nel 1987, passò al 63° btg.f.arr. "Cagliari".

NORD-EST RUDA
Fortificazione situata a ridosso dell'abitato di Ruda, verso il fiume Torre, a cavaliere della SS 351 e della strada per Aquileia.

PAPARIANO
Fortificazione a cavaliere della SS14 e della linea FS Venezia-Trieste in corrispondenza del ponte di Pieris sul fiume Isonzo.

PALCHISCE-DEVETACHI
Fortificazione presidiata, nei pressi dell'abitato di Devetachi sulle alture dominanti la SS 55.
Chiudeva da un lato la piana di Gorizia e il mare, dall'altra l'accesso alle alture di S. Michele e S. Martino.

PIETRAROSSA
Fortificazione presidiata, nei pressi del lago e della cima di Pietrarossa a cavaliere della A4, nel vallone per Monte Sei Busi e l'Isonzo.

SABLICI
Fortificazione presidiata, sulle alture sovrastanti Monfalcone a dominare la linea FS Venezia-Trieste e la SS14.
Con la fortifícazione di Pietrarossa chiudeva gli accessi a Monfalcone e a Redipuglia e controllava gli svincoli dell'A4, della SS14 e della SS55.

Nota:
Precedentemente alla riforma dell'EI del 1976, tutte le opere del 52° btg.f.arr. "Alpi" (ex I/52° rgt.f.arr. Alpi) erano in carico al 52° rgt.f.arr. "Alpi".

BOCCHETTA DI CALLA
Fortificazione molto ampia, posta a dominare Erbezzo e Montefosca, con lo scopo di chiudere le vie d’accesso al solco che scende verso Torreano e Cividale.
L'accesso era possibile da una strada militare che parte da Masarolis.

BOCCHETTA S. ANTONIO
Fortificazione presidiata, situata a nord dell'abitato di Canebola, all'incrocio delle strade per Subit e Masarolis. Si sviluppava anche sul versante nord del monte e controllava l'accesso dalla ex Jugoslavia attraverso la valle del torrente Rieca.

EST LAIPACCO
Fortificazione posta sull'argine del fiume Torre in corrispondenza dei ponti stradale e ferroviario della SS54 e della linea ferroviaria Udine-Cividale: si sviluppava a cavaliere di questi due assi.

MOLINO DEL VICARIO
Fortificazione posta sull’argine del fiume Torre all'altezza dell'abitato di Cerneglons, immediatamente a nord del ponte per Pradamano. Era su una doppia linea, la prima sull'argine, la seconda arretrata.

MONTE PRIDOLNA
Fortificazione presidiata, situata in un largo pianoro sulla direttrice Taipana-Platischis, che chiude l’accesso alla valle del Cornappo.
Con Platischis e Subit chiudeva il solco che da Caporetto penetra verso Udine.

MUSI
Fortificazione sulle alture di Musi, in corrispondenza del restringimento della valle dell'Uccea e all'inizio della valle del Torre.
Faceva sistema con la fortificazione di Passo Tanamea nella difesa dell'alta valle del Torre e della piana di Udine.

PASSO TANAMEA
Fortificazione presidiata, scavata nella roccia, a chiudere la valle dell'Uccea, situata immediatamente dopo il passo di Tanamea verso il confine.
Con quella di Musi, difendeva l'accesso dall'alta valle dell'Isonzo alla valle del Torre e alla piana di Udine.

PLATISCHIS
Fortificazione presidiata, situata nei pressi dell'abitato di Platischis verso la frontiera, alla confluenza dei solchi verso Attimis e Nimis.
Costituiva, con Monte Pridolna e Subit, il sistema difensivo che chiudeva le valli confluenti verso la sella di Caporetto.

QUOTA 627 - EST LUSEVERA
Piccola fortificazione, in loc. Micottis, che era situata al bivio per Taipana della strada Lusevera-Villanova.

S. BERNARDO
Fortificazione lungo il fiume Torre a difesa del ponte sulla strada Udine-Povoletto. Si sviluppava a cavaliere della strada su di due linee, la prima sull'argine, la seconda arretrata.

SUBIT
Fortificazione presidiata, dopo l'abitato di Subit, in direzione di Prosenicco a cavaliere della strada Attimis-Prosenicco.
Faceva parte del sistema difensivo della valle di Caporetto, con Monte Pridolna e Platischis.

VALLE
Fortificazione situata sugli argini del fiume Torre.
Si sviluppava da Cortale verso Rizzolo su tre linee: una avanzata verso il fiume, una centrale sull'argine, la terza nei pressi dell'abitato.

Nota:
Precedentemente alla riforma dell'EI del 1976, tutte le opere del 53° btg.f.arr. "Umbria" (ex I/53° rgt.f.arr. Umbria) erano in carico al 53° rgt.f.arr. "Umbria".

CAMINETTO
Fortificazione a est dell'abitato di Camino, a cavaliere della SS 56 e della parallela linea FS Gorizia-Udine.
Faceva sistema con Manzano km.16 e Lovaria, fungendo da linea di contenimento per la prima e di rallentamento e protezione per la seconda.

CORMONS
Fortificazione molto ampia, tra il 21 e il 22 km della SS56, prima della confluenza con la SS305.
Era collocata tra la SS56 e la strada comunale che da Cormòns porta alla SS305.
Una serie di opere erano collocate sulla strada Cormons-Dolegnano, a chiudere il bivio per Brazzano.
Era posizione di rallentamento per il sistema Isonzo-Torre.

DOLEGNANO
Fortificazione a semicerchio attorno all'abitato di Dolegnano: controllava le strade da Villanova dello Judrio a sud, Sant'Andrat dello Judrio a est, Corno di Rosazzo a nord.
Nel 1987, passò al 120° btg.f.arr. "Fornovo".

EST CLAUIANO
Fortificazione situata nei pressi dell'abitato di Jalmicco sulla strada Palmanova-San Giovanni al Natisone: era a protezione del ponte di Viscone.

LOVARIA
Fortificazione a cavaliere della SS 56 e della parallela linea FS Gorizia-Udine. Era in corrispondenza dei rispettivi ponti sul Torre nei pressi dell'abitato di Lovaria.

MANZANO KM.16
Fortificazione a est dell'abitato di Manzano verso il fiume Natisone.
Era posta a cavaliere della SS56 e della parallela linea FS Gorizia-Udíne.

NORD MEDEUZZA
Fortificazione a ovest del torrente Corno a lato della strada Villanova dello Judrio-Medeuzza, poco prima di quest'ultimo abitato.
Era posizione di rallentamento per la linea del Torre, poco distante.

OLEIS
Fortificazione a cavaliere della strada provinciale Manzano-Cividale, che si sviluppava sulle alture attorno alla strada chiudendo il solco tra Monte Santa Caterina e Monte Peloso.
Nel 1987, passò al 120° btg.f.arr. "Fornovo".

RUSSIZ
Fortificazione presidiata, a ovest del torrente Versa e a cavaliere della strada che da Capriva portava al confine ex Jugoslavo.

S. ANDRAT
Fortificazione presidiata, con due distinti distaccamenti di guardia, su 2 gruppi postazione: S. Giorgio e Ca' Badino. Era situata a ovest del fiume Judrio a chiudere la valle dello Judrio e il vallone di Plessiva verso Udine e verso est.
Il gruppo postazioni di S. Giorgio si sviluppava a cavaliere del fiume e della SS 409.
Nel 1987, passò al 120° btg.f.arr. "Fornovo".

S. VITO AL TORRE
Fortificazione lungo la SS 252 all'altezza dell'incrocio per Tapogliano-Nogaredo, circa 1 km a ovest del ponte sul Torre.

SUBIDA
Fortificazione presidiata, a cavaliere della SS 409 in corrispondenza del Colle della Croce e del restringimento del varco che da Plessiva conduce alla piana di Gorizia. Molto ampia, era prevalentemente interrata.

SUD PERCOTO
Fortificazione situata a sud dell'abitato di Percoto sulla strada Pavia di Udine-San Vito al Torre, orientata verso il fiume Torre.
Era su tre linee, disposte a piramide.

Nota:
Precedentemente alla riforma dell'EI del 1976, tutte le opere del 63° btg.f.arr. "Cagliari" (ex II/53° rgt.f.arr. Umbria) erano in carico al 53° rgt.f.arr. "Umbria".

BORGNANO
Fortificazione a cavaliere della SS 305 a sud dell’incrocio con la SP Cormons-Medea.
Con Cormons e Quota 28 formava una seconda linea rispetto all’allineamento Cormons-Gorizia a est e all’Isonzo a sud, tagliando la piana compresa tra l’Isonzo e il Torre.

BORGO BASIOL
Fortificazione all'altezza dell'abitato di Romans, tra questo e lo svincolo della A4 per Gorizia.

BORGO BIDISCHINI
Fortificazione a ridosso dell'abitato di Gradisca.
Si sviluppava da ovest a nord a cavaliere della SS 351 all'altezza di Borgo Molamatta, fino alla SP per Moraro.
Alcune postazioni erano dissimulate con casupole in mattoni.

CALVARIO 1-2-3
Fortificazione presidiata (casermetta in loc. Gradiscutta), su 3 gruppi postazioni: Villa Blanchis, Ucizza e Prati Grandi.
Era posta a chiusura del varco pianeggiante a ovest di Gorizia, alla base del Monte Calvario: si articolava da S. Rocco di Lucinico verso Gradiscutta; il gruppo Villa Blanchis era collocato a cavaliere della strada provinciale che da Mossa porta al confine.
Faceva sistema, a ovest, con l'opera di Calvario 4-5-6 e a est con le fortificazioni di Russiz e di Subìda.
Nel 1987, passò al 53° btg.f.arr. "Umbria".

CALVARIO 4-5-6
Fortificazione presidiata, molto importante, situata sulla sommità del Monte Calvario. Era su 3 gruppi postazione: Q.201, Q.163 e Q.206.
Costituiva il perno del sistema difensivo centrato su Gorizia, completato con le fortificazioni di Calvario 1-2-3, di Mochetta, di Quota 54 e di Lucinico.

CORONA
Fortificazione molto ampia, posta a cavaliere della strada San Lorenzo Isontino-Mariano, immediatamente a est dell'abitato di Corona.
Era posizione di irrigidimento con Borgnano e Quota 28 delle linee dell'Isonzo e di Gorizia-Cormons.
Nel 1987, passò al 53° btg.f.arr. "Umbria".

LUCINICO
Fortificazione presidiata (distaccamento di Madonnina del Fante), situata alla base del Monte Calvario, tra gli abitati di Piedímonte e di S. Rocco di Lucinico.
Sovrastava la SS56 e la linea FS Gorizia-Udine.

MOCHETTA
Fortificazione presidiata, ampia e posta in posizione dominante sulla SS 351 e a cavaliere della SP Lucinico-Farra, all'altezza dell'abitato di Mochetta.
Con Quota 54 rappresentava uno sbarramento a ovest dell'Isonzo, incernierato sulle fortificazioni del Torre.

QUOTA 28
Fortificazione situata tra la SS252 e la SS305, a est dell'abitato di Fratta.
Con le postazioni di Borgnano e di Borgo Basiol, completava la seconda linea dell'Isonzo, controllando le vie di penetrazione dai ponti di Sagrado e Gradisca.

QUOTA 54
Fortificazione presidiata, posta in posizione dominante rispetto alla SS 351, all'altezza dell'abitato di Mainizza.
Completava a sud-ovest il sistema difensivo imperniato sull'opera di Mochetta.

RONCADA
Fortificazione ampia, situata sul torrente Versa all'altezza del km 26 della SS 56, a cavaliere della medesima SS 56, della linea FS Gorizia-Udine e della SP Capriva-Cormons.
Nel 1987, passò al 53° btg.f.arr. "Umbria".

S. LORENZO DI MOSSA
Fortíficazione presidiata, a cavaliere della SS 56 ai limiti dell'abitato di S. Lorenzo Isontino, in direzione di Mossa.
Chiudeva a ovest il sistema difensivo del Monte Calvario.

Nota:
Già a partire dagli anni '80 le opere in carico al 73° btg.f.arr. "Lombardia" non furono più attivamente presidiate (le casermette furono chiuse): la manutenzione era affidata alle due cp. operative allora in vita.

BOLZANO
Fortificazione posta a difesa del ponte sul Tagliamento tra Bolzano e Madrisio.
Si sviluppava sull'argine a sud e a nord del ponte e sul ponte medesimo.

BORDANO
Fortificazione situata in corrispondenza del ponte per la SS13 e la strada per Interneppo.
Chiudeva il solco tra la valle di Cavazzo e quella del Tagliamento e il ponte sul fiume Tagliamento stesso.
Passò, molto probabilmente a seguito della contrazione del 73° rgt.f.arr. "Lombardia" a LXXIII btg.f.arr. "Lombardia" (con sole n. 4 cp. operative), alle dipendenze degli Alpini d'Arresto.

DIGNANO
Fortificazione in origine presidiata, situata a est del fiume Tagliamento in corrispondenza del ponte della SS 464, acavaliere dell'incrocio con la SS 463.
Si sviluppava a nord e a sud dell'abitato, in parte lungo l'asse stradale e in parte sull'argine del fiume.

DELIZIA OVEST
Fortificazione a difesa del ponte FS della linea Venezia-Udine e del ponte stradale della SS 13.
Si sviluppa da sud sulla SS 463, all'imbocco dei ponti, prosegue a nord sulla SS 463 e a ovest lungo la SS 13.
Faceva sistema con l'opera corrispondente sull'argine est.

DELIZIA EST
Fortificazione in origine presidiata. E' posta a est dei ponti sul Tagliamento della SS 13 e della linea FS Udine-Venezia.
Completava l'importante sistema difensivo della fortificazione di Delizia Ovest, sull'altra sponda del fiume.

EST VALVASONE
Fortificazione su tre linee, una avanzata e una arretrata rispetto alla linea centrale, che si trova sull'argine del Tagliamento.
Si sviluppa a nord e a sud dell'abitato di Valvasone.

IL BANDO
Fortificazione che si sviluppa dalla stazione FS di Valeriano, in direzione sud sino all'altezza dell'abitato di Gaio.
Si articolava su tre linee parallele dal fiume verso il costone che lo domina.

PINZANO
Fortificazione in origine presidiata, situata sulle alture che dominano la stretta di Pinzano e il ponte stradale per San Pietro.
Chiudeva la Val Tagliamento, facendo sistema con la fortificazione di Sompcornino, immediatamente a nord.

POZZO
Fortificazione originariamente presidiata su 3 linee parallele, a partire dall'argine del Tagliamento.
Si sviluppa da Aurava verso l'abitato di Pozzo.

RAGOGNA
Fortificazione sulla riva sinistra del Tagliamento e che si estende, praticamente, dall'abitato di S. Giacomo di Ragogna verso la Stretta di Pinzano, dove era presente una postazione per mitragliatrice in caverna (probabilmente, erano stati recuperati vecchi scavi o della TODT o della 1^ G. M.)
Completava a est le fortificazioni di Pinzano, a copertura del ponte stradale.

ROSA
Fortificazione in origine presidiata, che si sviluppa dall'abitato di Rosa verso sud sino a poco prima dell'abitato di Casoni.
Era su 2 gruppi postazione: Case Rota e Braida Bottari.

S. MICHELE AL TAGLIAMENTO
Fortificazíone originariamente presidiata situata sull'argine del fiume Tagliamento a difesa dei ponti della SS 14 e della linea FS Venezia-Trieste.

S. PAOLO
Fortificazione, probabilmente in origine presidiata, posta sull'argine del Tagliamento in corrispondenza dell'abitato di San Paolo. Completava a nord l'opera di Bolzano.

SOMPCORNINO
Fortificazione a est del Tagliamento, in corrispondenza dei ponti della strada Majano-Flagogna e della linea FS Sacile-Gemona.
È posta attorno e all'interno dell'abitato di Cimano e sull'isola detta del "Clapat" dove poggia il ponte FS.
Altre postazioni erano nei pressi della fermata FS di Cornino, in corrispondenza dei ponti FS e stradale che dalla SS 463 porta a Forgaria.
Passò, molto probabilmente a seguito della contrazione del 73° rgt.f.arr. "Lombardia" a LXXIII btg.f.arr. "Lombardia" (con sole n. 4 cp. operative), alle dipendenze degli Alpini d'Arresto.

SPILIMBERGO
Fortificazíone che si sviluppa tra Spilimbergo e l'argine del Tagliamento.
Un cannone si trovava nei pressi dell'abitato stesso di Spilimbergo, in posizione dominante.

STAVOLI SORACLAP
Fortificazione sulla riva destra del Tagliamento, all'altezza dell'abitato di Peonis, sulla SP 41.
Era posizionata sulle pendici del monte Covria, circa a Q.462 di St.li Soraclap, allo scopo di evitare il possibile aggiramento dell'opera di Sompcornino.
Probabilmente, erano stati recuperati vecchi scavi o della TODT o della 1^ G. M.
Passò, molto probabilmente a seguito della contrazione del 73° rgt.f.arr. "Lombardia" a LXXIII btg.f.arr. "Lombardia" (con sole n. 4 cp. operative), alle dipendenze degli Alpini d'Arresto.

TRASAGHIS
Fortificazione in origine presidiata, situata sul viadotto autostradale di Trasaghis e sulla sottostante SS 512.
Chiudeva a sud la conca di Cavazzo, impedendo l'aggiramento da nord delle fortificazioni di Portis, presso Venzone (in carico al btg.alp.arr. "Val Tagliamento").
Passò, molto probabilmente a seguito della contrazione del 73° rgt.f.arr. "Lombardia" a LXXIII btg.f.arr. "Lombardia" (con sole n. 4 cp. operative), alle dipendenze degli Alpini d'Arresto.

VILLA TERESA
Fortificazione situata in corrispondenza del Ponte di Splimbergo, sulla SS 464.
È collocata sul ponte stesso, sugli argini del fiume, sulla SS 464 verso Spilimbergo e sulla costa sovrastante l'imbocco del ponte.
Era su 3 gruppi postazione: Q.122, S. Giovanni l'Eremita e Ponte.

Nota:
Tutte le opere del 73° btg.f.arr. "Lombardia" - tranne quelle già passate al Btg.alp.arr. "Val Tagliamento" - passarono, alla sua chiusura, in carico al 120° btg.f.arr. "Fornovo", che ne assicurò la manutenzione.

Nota:
Precedentemente alla riforma dell'EI del 1976, tutte le opere del 120° btg.f.arr. "Fornovo" (ex III/52° rgt.f.arr. Alpi) erano in carico al 52° rgt.f.arr. "Alpi".

BUCOVIZZA
Fortificazione presidiata, in località Barbianis, sulla strada Albana-Cividale.
Completava la protezione verso la valle dello Judrio della piana di Cividale, facendo sistema con S. Martino e Polonetto.

CASTELMONTE
Fortificazione presidiata molto ampia, che si estendeva attorno al santuario di Castelmonte, in posizione tale da impedire l'aggiramento da San Leonardo e da Podresca delle opere che chiudevano la valle del Natisone.
Una strada militare la collegava direttamente a Purgessimo.

FORNALIS
Fortificazione situata lungo la strada provinciale Cividale-Albana, allo sbocco del solco che collega la valle dello Judrio alla piana di Cividale.
Faceva sistema con le fortificazioni di Bucovizza e Monte Guarde, di cui costituiva la linea arretrata.

LE BRAIDE
Fortificazione posta a ovest della SS356, nei pressi del bivio per Spessa.
Consolidava a ovest la linea di S. Martino e di Polonetto, costituendo un freno rispetto alla linea successiva del Natisone.

MONTE GUARDE
Fortificazione posta sulla strada Cividale-Castelmonte, all’altezza del bivio per Cialla.
Aveva una funzione di copertura alle spalle delle opere di Castelmonte e di Bucovizza, in caso di sfondamento di una delle due.

MONTE MLADESENA
Piccola fortificazione, in origine presidiata, situata sulla strada che da Tarcetta giunge alla SS356, in corrispondenza del monte Mladesena.
Il controllo della rotabile era necessario per evitare l’aggiramento dall'alto del sistema di fortificazioni del Natisone.

MOIMACCO
Fortificazione subito a est dell'abitato di Bottenicco, sulla strada verso Cividale del Friuli.
Si estendeva dalla strada stessa verso la zona detta "Braida Nuova".

ORSARIA
Fortificazione immediatamente a sud dell'abitato di Orsaria, sovrastante da un lato il solco del Natisone a battere il terreno tra gli abitati di Oleis e Azzano, dall’altro la strada Buttrio-Cividale.
Era sulla strada Orsaria-Manzano.

POLONETTO
Fortificazione presidiata, situata sulla strada Prepotto-Cividale a circa 1 km da Prepotto. Controllava un vallone che collega trasversalmente la valle dello Judrio e la piana di Cividale, facendo sistema con Bucovizza e S. Martino.

PONTE S. QUIRINO
Fortificazione presidiata a cavaliere della SS 54, della SS 356 e del fiume Natisone allo sbocco delle valli del Natisone, del Cosizza e dell’Alberone a sud di Ponte San Quirino. L'opera era molto diffusa, faceva sistema a est con Castelmonte e a sud con Quota 141 ed era su 3 gruppi postazione: Purgessimo, Fornaci e Vernasso.
Il gruppo di Purgessimo (dove c'era uno dei distaccamenti di guardia), ricavato da una vecchia galleria ricovero scavata nella roccia, risalente alla 1^ guerra mondiale, era conosciuto anche col nome di "Galleria": completavano il gruppo alcune postazioni singole (conosciute col nome di "Sponda").
Il gruppo postazioni di Fornaci era posto sulla riva destra del Natisone.
Il gruppo postazioni di Vernasso, presidiato da altro distaccamento di guardia, era posto a ovest del fiume Natisone, allo sbocco della valle nella piana di Cividale e si sviluppava all'interno e attorno all'abitato di Vernasso stesso, a cavaliere della SP S. Quirino-Tarcetta, di fronte al ponte sul Natisone.

PREMARIACCO
Fortificazione situata tra gli abitati di Premariacco e Grupignano, a cavaliere della strada Cividale-Buttrio, in corrispondenza del deposito munizioni di Premariacco.

QUOTA 141
Fortificazione posta a cavaliere della SS54, poco dopo l’abitato di Sanguarzo verso nord, conosciuta anche col nome di "Col dei Bovi".
Costituiva una linea d'irrigidimento e protezione del sistema difensivo posto allo sbocco delle valli del Natisone.

S. MARTINO
Fortificazione presidiata, situata a cavaliere della strada Spessa-Dolegna, nei pressi dell'abitato di Craoretto, in uno stretto vallone che mette in comunicazione la valle dello Judrio con la valle del Corno.
Faceva sistema con Bucovizza e Polonetto.


Armamenti della Fanteria d'Arresto

Nel primo dopoguerra, molto probabilmente, lo Stato Maggiore dell'Esercito italiano progettò il nuovo sistema fortificato ispirandosi alle linee difensive utilizzate dall’Esercito tedesco in Italia durante la 2^ Guerra Mondiale (per esempio, la "Linea Gotica"), che erano riuscite a contenere, con una certa efficacia, l’avanzata alleata lungo la Penisola.
Queste linee difensive utilizzavano soluzioni tecniche al tempo molto originali e economiche basate su opere puntiformi, accuratamente mimetizzate nel territorio circostante, come postazioni prefabbricate per mitragliatrice, torrette di carro armato "enucleate", anche di preda bellica e riutilizzate in postazione fissa e con scafi di carri armati danneggiati e interrati "a scafo sotto".
Soprattutto la tecnica delle torrette enucleate si era dimostrata molto efficace, consentendo un notevole volume di fuoco a giro d'orizzonte e offrendo un bersaglio di limitatissime dimensioni al fuoco dell'attaccante.

Torretta enucleata da carro Panther - Linea Gotica      Torretta enucleata da carro Panther - Sezione

Torretta enucleata da carro Panther      Resti della Linea Gotica


Una particolare postazione fu quella tedesca per mitragliatrice "Panzernest", dalla quale derivò la mitragliatrice con blindatura "tipo A", utilizzata frequentemente nella linea difensiva del Tagliamento, la cui costruzione iniziò negli anni '50.

     


Nel 1960 furono iniziati i lavori di realizzazione ex novo della fortificazione permanente al confine jugoslavo (fiume Torre, torrente Judrio e zona della soglia di Gorizia), dal passo di Tanamea al mare: questo si era reso necessario poiché le esistenti opere del Vallo del Littorio a est erano rimaste tutte inglobate, causa le cessioni territoriali alla fine della guerra, in territorio slavo.
Questa nuova fortificazione si avvalse limitatamente di opere in caverna o bunker mentre per la maggior parte vennero utilizzate torrette enucleate oppure interi carri "in vasca".
I lavori di costruzione continuarono - a fasi alterne - sino agli anni '70.

Lo sviluppo della fortificazione permanente italiana nel dopoguerra fa rifermento alle pubblicazioni di SME - III Reparto Ufficio Addestramento (poi Ufficio Regolamenti):
  • serie dottrinale 600 - anno 1956 e seguenti
    Il suo concetto guida era la necessità di dilatare il dispositivo di difesa, a causa del possibile impiego delle armi nucleari tattiche. Le strutture statiche, perciò, dovevano diradarsi sul terreno e assumere la funzione di perni di manovra, lasciando quella risolutiva alle reazioni manovrate, da effettuarsi ai fianchi delle penetrazioni nemiche, con supporto di fuoco nucleare. Erano previsti caposaldi a livello Battaglione e Compagnia.
  • serie dottrinale 700 - anno 1963 e seguenti
    Le novità di fondo, rispetto alla precedente, erano l'aumento della profondità dell'area di battaglia, l'accettazione del concetto di difesa mobile, la rinuncia, salvo casi eccezionali, al caposaldo di Battaglione e il ricorso a quelli di Cp. rinforzata. Veniva data particolare attenzione alla fortificazione permanente e all'intergrazione fra difesa ancorata e mobile. Erano previste azioni di logoramento del nemico dalla massima distanza possibile, con azioni aggressive basate su fuoco convenzionale e/o nucleare, ostacoli, demolizioni, allagamenti, annientandolo poi con una serie di contrattacchi risolutivi, sostenuti da tutto il fuoco disponibile.
  • serie dottrinale 800 - anno 1970 e seguenti
    Tiene conto della cosiddetta "strategia NATO della risposta flessibile". Si basava sull'improbabilità di un utilizzo generalizzato di fuoco nucleare e che il conflitto iniziasse con armi convenzionali e potresse evolvere, solo successivamente, verso moderate forme nucleari. Veniva diminuita la profondità dell'area di battaglia e le strutture statiche riprendevano una funzione di presidio di importanti posizioni a interdimento di pericolose vie tattiche.
  • serie dottrinale 900 - anno 1980 e seguenti
    Alla fine degli anni settanta venne emanata la serie 900, che riduceva il peso dell'arsenale nucleare, in favore di una strategia integrata di truppe terrestri e forze aeree.
    Per quanto riguarda la fortificazione permanente, ne venne mantenuto il ruolo in funzione della sua capacità di frenare un eventuale attacco di sorpresa e consentire, quindi, la mobilitazione.

Postazioni

Le varie postazioni dell'opera erano strutturate in locali adibiti all'arma principale (cannone anticarro o mitragliatrice), in locali sotterranei per riservetta munizioni e in locali sotterranei di servizio (cunicoli, posti letto, posti comando).

Il ricambio dell'aria era assicurato da grate e da un sistema di tubazioni d'aerazione, con prese d'aria esterne e con ventilatori manuali o elettrici.
Il sistema (vedi lo schema cliccabile) prevedeva anche l'utilizzo di una batteria di appositi filtri per la protezione dei serventi al pezzo e all'arma dai gas di scarico delle armi e da un eventuale attacco con armi nucleari, batteriologiche o chimiche (NBC).
Dalla conduttura primaria, con appositi tubi corrugati, l'aria fresca e depurata arrivava al pacchetto preposto al funzionamento delle armi, muniti di maschera/facciale antigas.

Attacchi dei facciali per postazione P      Batteria filtri

Tubazioni aria      Ventilatore elettrico

Ventilatore manuale      Gruppo condizionatore/deumidificatore per opera in galleria

Prese esterne d'aria a fungo      Prese esterne d'aria a fungo


Per quanto riguarda la mimetizzazione, le opere erano efficacemente inserite nel territorio: era indispensabile far sì che la loro posizione fosse di difficile individuazione, poiché non avrebbero potuto reggere a lungo contro un attacco diretto.
In alcuni casi (rari per la Fanteria ma diffusissimi, in ambito montano, per gli Alpini) le postazioni erano scavate direttamente nella roccia e questo ne permetteva un agevole ed efficace mascheramento.
Nel caso di postazioni in zone collinari o di pianura "allo scoperto", invece, le mimetizzazioni erano effettuate con diversi sistemi: finta roccia o finti massi in vetroresina coprivano le casematte e i centri di comando, dissimulazioni nel terreno circostante tramite collinette artificiali riportate successivamente alla costruzione del bunker e poi piantumate, capanni di legno o metallici, finti covoni di fieno, finte legnaie mascheravano torrette, cupole metalliche e postazioni di mitragliatrici o di osservatori.
Altre mimetizzazioni possibili erano finti depositi materiali ANAS, cabine elettriche e molti altri tipi di strutture (per esempio: capannoni agricoli, casupole in mattoni e stazioni di pompaggio dell'acquedotto (visibile facendo clic qui, nel sito del 52° Alpi).
In caso di mobilitazione si sarebbe provveduto a rimuovere le coperture e a disboscare i settori di tiro, mimetizzando poi le postazioni con reti e vegetazione.

     

     

     

     

Mascheramento con casupola in mattoni      Mascheramento in roccia e finta roccia

Mascheramento in roccia di opera in caverna      Mascheramento in roccia di opera in caverna

Mascheramento con finta legnaia in vetroresina      Mascheramento a legnaia con vera legna

Altri esempi di mimetizzazione possono essere visti nelle diverse pagine dedicate ai vari tipi di postazione.


Difesa vicina

La difesa ravvicinata delle opere, ovvero per evitare l'infiltrazione di truppe nemiche nel perimetro dell'opera stessa, oltre che dalle armi in dotazione, era affidata ad apposite squadre DIV di "difesa vicina", composte da soldati con incarico assaltatore/fuciliere, operanti all'esterno delle postazioni e armate di fucili, di mitragliatrici e di mortai.
Avevano anche il compito di presidiare i varchi dei campi minati predisposti a ulteriore protezione dell'intera opera.
Le squadre difesa vicina erano collegate al PCO tramite apparato radio e potevano avere a disposizione dei ricoveri interrati.

     

     

Nelle opere che presentavano postazioni con settore di tiro limitato (ovvero, non a giro d'orizzonte), era prevista la presenza di appostamenti per lanciarazzi (bazooka) o di cannoni S/R (senza rinculo), anche montati su jeep AR59.

Erano stati realizzati anche appositi fornelli da mina in corrispondenza di passi, ponti, passaggi importanti o percorsi obbligati, da minare con apposite cariche di tritolo, per interdire il passaggio o rallentare ulteriormente l’avanzata del nemico: la loro gestione era, però, affidata al Genio.

     

L’OPERA E LA COMPAGNIA D’ARRESTO (CP.ARR.)

Definizione
Si definisce opera un complesso di postazioni cooperanti sotto un unico comando, ai fini dell'adempimento di un compito unitario. Essa garantisce la difesa a giro d'orizzonte, opponendo adeguata resistenza, senza costituire obiettivo pagante per le armi nucleari tattiche.

Costituzione
L’opera svolgeva principalmente azione controcarri e aveva una costituzione variabile in base alle caratteristiche del terreno di competenza.
La sua conformazione standard era di:

  • 1 PCO (posto comando)
  • 5 P (postazioni per cannone)
  • 3 M (postazioni per mitragliatrici)
  • 1 postazione per due mortai con annesso ricovero (Mo nella cartina)
  • 2 ricoveri per plotone difesa vicina (R nella cartina).
Questa era l’organizzazione di massima, ma non tutte le opere erano così dotate: la loro composizione era dettata dalle effettive esigenze della difesa. Per esempio, quelle realizzate per prime potevano non avere il ricovero per il personale o il circuito telefonico con cavo interrato.
Inoltre, per particolari conformazioni del terreno, le opere avevano talvolta in dotazione gli osservatori a scomparsa.
L’opera era in grado di far fuoco a 360° e il personale doveva resistere per assolvere il compito assegnato anche se accerchiato.

Pianificazione
Come accennato in precedenza, l’opera era posizionata sulle principali direttrici stradali e ferroviarie e aveva una costituzione variabile in base al terreno, il fuoco delle armi era a giro d’orizzonte e aveva punti di congiunzione con quello delle opere vicine.
Abbiamo così opere dove le postazioni sono anche più del doppio dello standard e opere di media montagna dove non c’erano postazioni per cannone, ma dov'era potenziata la capacità d’intervento contro fanterie.

Presidi
Gli apprestamenti in prima linea erano presidiati, dal personale della Compagnia che li aveva in consegna, mediante distaccamenti (alcune volte chiamati "polveriera") situati nell’ambito dell’opera stessa, in apposite casermette allo scopo predisposte.
I distaccamenti avevano tra il proprio personale in turno di guardia settimanale (1 cap.mag. o Serg. Com.te, 2 cap. capo-muta, 9 fanti di cui uno con funzione di cuoco) quello necessario per attivare un primo intervento di difesa in pochi minuti.
Per poter assolvere il compito, ogni distaccamento aveva in consegna tutto il materiale, l’armamento e il munizionamento necessario:
  • colpi di cannone
  • munizioni per la mitragliatrice contraerea
  • munizioni per le varie mitragliatrici
  • munizioni per l’armamento individuale
  • percussore del cannone
  • radio
  • telefoni
  • strumentazione ottica.
Il personale in servizio al distaccamento aveva anche il compito di svolgere servizi di pattuglia diurni e notturni.
Le opere di seconda linea erano dislocate a ridosso della prima linea e avevano solo il personale per la loro manutenzione: gli effettivi, a completamento degli organici, dovevano essere tratti dal personale in congedo provvisorio.

Organico - Incarichi
L’organico era normalmente costituito da:
  • un Plotone Comando e Servizi su due squadre,
  • un Plotone Presidio Opera su una squadra Cannonieri e una squadra Mitraglieri,
  • un Plotone Difesa Vicina su quattro squadre Difesa Vicina e una squadra Mortai.
Dovendo operare in autonomia gli incarichi degli effettivi erano molto vari:
  • cannonieri,
  • mitraglieri,
  • fucilieri (assaltatori),
  • mortaisti,
  • centralinisti,
  • apparecchiatori telefonici,
  • radiofonisti,
  • radiotelegrafisti,
  • armaioli,
  • operai d’artiglieria,
  • addetti alla situazione operativa,
  • aiuto cucinieri,
  • scritturali,
  • conduttore di automezzi vari,
  • aiutanti di sanità,
  • servizi vari,
  • etc...

Collegamenti
Il Comandante di Compagnia era in collegamento con tutte le postazioni a mezzo telefono con cavo interrato a doppio circuito e omnibus, inoltre con le postazioni P anche a mezzo radio; era anche collegato con le vicine Unità mobili e con le opere contigue, a mezzo radio a livello btg.-rgt. e con il comandante del Pl. Difesa Vicina a mezzo radio a livello cp.-btg. Il Comandante di Pl. Difesa Vicina lo era con le sue squadre a mezzo radio, a livello cp.-pl.

Mascheramento - Piano d'inganno
Le postazioni erano mascherate, in tempo di pace, secondo la natura della vegetazione e delle costruzioni e dei manufatti locali (per esempio: baracche, cumuli di terra, finti depositi ANAS, covoni di fieno, cataste di legname, postazioni in caverna, ecc.).
All’atto dell’attivazione i materiali di mascheramento venivano riposizionati a una distanza tale da far sembrare le postazioni diversamente ubicate e le postazioni venivano mascherate con reti.

Lavori sul campo di battaglia
La compagnia, in fase iniziale, doveva concorrere allo sgombero del campo di vista e di tiro e alla posa di un campo minato che circondava l’opera.
I varchi erano presidiati dal Pl. Difesa Vicina, per permettere ai Reparti mobili la possibilità di manovra.
Tutti i terreni d’interesse erano soggetti a servitù militare: gli abitanti non potevano modificare alcunché senza autorizzazione e anche gli agricoltori non potevano mutare il tipo di coltura senza preventivo assenso.

Operazioni
In operazioni, la Compagnia che presidiava l’opera si staccava dal proprio Comando di Battaglione per passare alle dipendenze dei Reparti mobili che operavano in zona. Con queste caratteristiche di estremo frazionamento del personale, questo godeva di una forte autonomia ed era spiccato lo spirito d’iniziativa.
L’opera aveva in dotazione tutto ciò che le serviva per resistere, anche logisticamente:
  • materiali in dotazione (p.e picconi, pale, mascheramenti, etc.)
  • viveri di riserva,
  • razioni da combattimento,
  • riserve d’acqua,
  • munizionamento, stimato per cinque giornate di combattimento.

Dal PCO (Posto Comando Osservazione) il Com.te dell'opera dirigeva le operazioni, in collegamento telefonico o radio con tutte le postazioni P e M, con le squadre difesa vicina e gli eventuali ricoveri per i fucilieri/assaltatori.

Il PCO era provvisto di una torretta metallica per osservatorio attivo, debitamente mascherata.

     

Per particolari conformazioni del terreno, le opere avevano talvolta in dotazione gli osservatori a scomparsa.

POSTAZIONI ANTICARRO (P)

L’armamento principale era disposto in apposite postazioni fisse, con cannoni anticarro.

Le postazioni a carro in vasca e con torretta enucleata, quasi completamente interrate, consentivano di sviluppare un notevole volume di fuoco a 360°, offrendo - nel contempo - un ridotto bersaglio al tiro nemico.
Le tipologie erano in:

  • blinda a settore fisso
  • torretta enucleata di carro
  • scafo di carro in vasca
  • caverna
  • barbetta.
Le postazioni in torretta enucleata e carro in vasca avevano mitragliatrici abbinate (Browning M1919), tutte le P avevano una mitragliatrice per la difesa diretta (MG 42/59) e alcune anche una mitragliatrice contraerea (Browning M2).

     

     

     

     

     

     

Tutte le postazioni erano fra loro collegate via cavo telefonico e/o con apparato radio al posto comando, il PCO.

     

I "pacchetti", ovvero il personale addetto al funzionamento della postazione, erano:

Pacchetto P - n. 4 o n. 5 soldati

  • Capo pezzo
  • Puntatore
  • Servente caricatore
  • Servente porgitore
  • Radiotrasmettitore (eventuale)
Artiglierie Foto Note
75/34 SF XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX 75/34 SF
Pezzo ricavato da semilavorati del cannone per il semovente Ansaldo M42 e dai cannoni campali da 75/32. L'installazione SF (a sfera) in semiblinda era stata studiata dall'Arsenale militare di Napoli.
75/37 Torretta con cannone 75/37 M3 del carro Sherman. Dal 1957 in poi venne sostituito dalla torretta con cannone 90/50 M3 del carro M26 Pershing.
Fu utilizzata nel dopoguerra per armare i primi Reparti della fanteria da posizione: nel 1950 ne risultavano alle cp. cannoni del I btg.pos.
76/40 SF Pezzo in semiblinda con lo stesso attacco a sfera del 75/34 SF.
76/40 B Pezzo su installazione in barbetta, sull'affusto originario a piedestallo.
76/52 Torretta con cannone 76/52 del carro Sherman-Firefly. Dal 1968 in poi venne sostituito dalla torretta con cannone 90/50 M3 del carro M26 Pershing.
Fu utilizzata nel dopoguerra per armare i primi Reparti della fanteria da posizione: nel 1950 ne risultavano alle cp. cannoni del I btg.pos.
76/55 Torretta o carro in vasca con cannone 76/55 dello Sherman-Firefly.
Fu utilizzata nel dopoguerra per armare i primi Reparti della fanteria da posizione: nel ____ ne risultavano alle _____________ (cp. cannoni del I btg.pos).
90/32 SF Il tipo P (pesante), unico utilizzato nella fortificazione di pianura, deriva dal 75/34 SF con la sostituzione della canna con una MECAR da 90 mm, con cambio del congegno di puntamento.
90/50 SR Torretta enucleata o carro in vasca da M26 Pershing: il pezzo era il 90/50 M3.
90/50 SF Progettato a cura dell'Arsenale militare di Napoli e prodotto a Napoli e Piacenza, risulta una modifica del pezzo contraerei italiano da 90/53, con la modifica del freno di bocca e un nuovo congegno di puntamento. La semiblindatura, invece, probabilmente era di origine navale.
POSTAZIONI MITRAGLIATRICE (M)

L’armamento principale era disposto in apposite postazioni fisse con corazzature ricavate, in alcuni casi, da torrette di vecchi carri armati radiati e non più in uso dai reparti corazzati.
Esistevano anche postazioni in barbetta e in caverna.
Le tipologie erano in:

  • blinda a settore fisso
  • torretta a 4 feritoie (2 armi)
  • scafo di carro a 360° (ex Sherman, in vari tipi, M14/41 o M15/42)
  • caverna
  • barbetta o postazione campale.

     

     

     

     

     

     

Tutte le postazioni erano fra loro collegate via cavo telefonico al posto comando, il PCO.

     

I "pacchetti", ovvero il personale addetto al funzionamento della postazione, erano:

Postazioni M - n. 2 o n. 3 soldati

  • Capo arma
  • Servente
  • Servente (eventuale).
Arma Foto Note
Fiat 35 XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX La Fiat Mod. 35 deriva dalla modifica della Fiat-Revelli Mod. 14, che venne impiegata largamente nella Prima guerra mondiale e fu una delle mitragliatrici più note tra quelle usate dal Regio Esercito durante la Seconda guerra mondiale. Venne installata anche in postazione fissa nel Vallo Alpino del Littorio: veniva usata per la difesa di punto all'interno delle postazioni.
Fu utilizzata nel dopoguerra per armare anche i primi Reparti della fanteria da posizione: nel 1950 ne risultavano alle cp. mitraglieri del I btg.pos.
Peso: 17 kg + 23 kg del treppiede
Lunghezza: 1250 mm (1700 mm con spegni fiamma)
Lunghezza canna: 650 mm
Calibro: 8 mm
Munizioni: 8×59 mm RB Breda
Tipo munizioni: ordinaria, d'aggiustamento, perforante, tracciante
Azionamento: massa battente con ritardo di apertura
Cadenza di tiro: 600 colpi/min
Velocità alla volata : 750-760 m/s
Gittata massima: 5200 m
Alimentazione: nastro metallico
Organi di mira: alzo con cursore e mirino
Raffreddamento: ad aria
Breda 37 La Breda Mod. 37 fu una mitragliatrice pesante con funzionamento automatico a recupero di gas e con raffreddamento ad aria.
Vale la pena menzionarne il treppiede, che come l'arma era ben fatto e robusto: aveva regolazione verticale e orizzontale e poteva essere trasformato in affusto contraereo.
Peso: 19,4 kg (senza treppiede)
Peso del treppiede: 18,8 kg
Lunghezza canna: 740 mm
Peso canna: 4,4 kg
Calibro: 8 mm
Munizioni: 8 × 59 mm RB Breda
Azionamento: a sottrazione di gas
Cadenza di tiro: 460-550 colpi/min
Velocità alla volata: 780-900 m/s
Tiro utile: 2000 m
Gittata massima: 5200 m
Alimentazione: caricatore a piastrina da 20 colpi
Breda 38 La Breda Mod. 38 era la versione veicolare della Breda Mod. 37 campale. Essendo più corta e leggera della versione campale, risultava più idonea all'uso entro le postazioni.
Peso: 15,4 kg
Lunghezza: 897,5 mm
Lunghezza canna: 575 mm
Rigatura: elicoidale a passo costante, 4 righe destrorse
Calibro: 8 mm
Munizioni: 8 × 59 mm RB Breda
Azionamento: a sottrazione di gas
Cadenza di tiro: teorica 600 colpi/min, pratica 350 colpi/min
Velocità alla volata: 775 m/s
Alimentazione: caricatore verticale superiore da 24 colpi
Raffreddamento: ad aria
Bren Il Bren fu una mitragliatrice leggera adottata dall'esercito britannico negli anni '30 e utilizzata in vari ruoli fino al 1991.
Negli anni cinquanta molti Bren furono modificati per poter utilizzare il 7,62 × 51 mm NATO e il caricatore dell'F1 (versione britannica del belga FN FAL).
Probabilmente, fu utilizzata anche dai btg. da posizione.
Peso: 10,35 kg (Mk.I e Mk.II) - 8,68 kg (Mk.III e Mk.IV)
Lunghezza: 1156 mm
Lunghezza canna: 635 mm
Calibro: 7,62 mm
Tipo munizioni: .303 British Inglese (Mk.I - Mk.III), 7,62 × 51 mm NATO
Azionamento: sottrazione di gas, raffreddato ad aria
Cadenza di tiro: circa 550 colpi/min
Alimentazione: caricatori da 30 colpi o caricatore da 100 colpi a padella (tamburo orizzontale)
Organi di mira: mire metalliche
Browning M1919 La Browning M1919 è una mitragliatrice media raffreddata ad aria. Alcune mitragliatrici Browning sono usate ancora oggi con il calibro modificato a 7,62 × 51 mm. Fu utilizzata dagli USA, oltre che da diverse altre nazioni, come mitragliatrice leggera, coassiale o montata.
Era la mitragliatrrice abbinata nelle postazioni P con torretta enucleata e carro in vasca.
Peso: 14 kg (M1919A4)
Lunghezza: 964 mm (A4)
Lunghezza canna: 609 mm
Calibro: 7,62 mm (0,30 pollici)
Tipo munizioni: .30-06 Springfield, 7,62 × 51 mm NATO, .303 British, 7,92 × 57 mm Mauser, 6,5 × 55 mm, 7,62 × 54 mm R, 8 × 63 mm patron m/32, 7,65 × 53 mm Mauser
Azionamento: a rinculo
Cadenza di tiro: 400-600 colpi/minuto
Velocità alla volata: 853,6 m/s
Tiro utile: 1370 m
Alimentazione: nastro da 250 colpi
Organi di mira: metalliche aperte regolabili
Browning M2 La mitragliatrice Browning M2 è un'arma pesante dal design molto simile a quello Browning M1919. La M2 è stata largamente utilizzata per gli armamenti dei veicoli terrestri, per gli aerei in forza all'esercito degli Stati Uniti, soprattutto durante la seconda guerra mondiale.
La longevità di tale arma ormai è leggendaria dato che nessun esercito vuole abbandonarla, riconoscendole doti di efficacia ed affidabilità.
Era l'arma contraerea utilizzata in alcune postazioni P.
Peso: 38,14 kg
(58 kg con treppiedi)
Lunghezza: 1,65 m
Lunghezza canna: 1,43 m
Calibro: 12,7 mm (.50 pollici)
Tipo munizioni: .50 BMG / 12,7 × 99 mm NATO
Cadenza di tiro: 485–635 colpi/min
Velocità alla volata: 893 m/s
Tiro utile: 800-1.200 m
Alimentazione: caricatore a nastro
MG 42/59 La mitragliatrice MG 42/59 è una variante italiana della MG3 della Bundeswehr, a sua volta una copia ricalibrata della MG 42 tedesca della seconda guerra mondiale. L'arma, prodotta su licenza dalla Beretta, con parti prodotte dalla Whitehead Motofides e dalla Franchi, è denominata MG 42/59 dall'anno della sua introduzione in servizio nell'E.I. La modifica principale rispetto alla versione originale riguarda il calibro, dal 7,92 × 57 mm Mauser al 7,62 × 51 mm NATO. Inoltre, è stata ridotta sensibilmente la celerità di tiro, con l'installazione di due diversi otturatori e ammortizzatori. L'otturatore, era intercambiabile per aumentare o diminuire la cadenza di tiro e venne equipaggiata con un otturatore che dal peso originale di 800 g passò a quello di 1200 g, proprio per rallentare la sua azione; infatti, l'arma originale surriscaldava notevolmenne la canna, non consentendo una raffica superiore ai 250 colpi.
Arma molto versatile, può essere usata con bipede come arma di squadra, con un raggio d'azione di 300 metri, su treppiede per postazione fissa con un raggio d'azione di 600 metri o montata su veicoli come arma di bordo di cui il massimo raggio di tiro è di 3000 metri.
Era l'arma standard delle postazioni M: sostituì, infatti, le Breda.
Peso:13 kg
Lunghezza: 1220 mm
Lunghezza canna: 531 mm
Calibro: 7,62 mm
Munizioni: 7,62 × 51 mm
Cadenza di tiro: 800 colpi/min
Velocità alla volata: 755 m/s
Tiro utile: 3500 m
Alimentazione: caricatore a nastro disgregante o fisso, assemblato in moduli da 50 colpi
I plotoni presidio opera, se presenti postazioni P con settore di tiro non a giro d'orizzonte, avevano in dotazione lanciarazzi "bazooka" M20 o cannoni SR da 106 mm, per la copertura a 360°.
I plotoni difesa vicina disponevano di mortai (da 60 e 81 mm), mitragliatrici MG 42/59, bombe da fucile (Energa e SuperEnerga).
Arma Foto Note
Mortaio
60 mm
XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX L'M2 da 60 mm venne sviluppato sulla base del mortaio pesante da 81 mm M1, per fornire un'arma leggera per il supporto di fuoco utilizzato a livello di compagnia[1]. L'M2 tentò quindi di colmare il divario di fuoco e gittata esistente tra l'utilizzo dell'unico mortaio esistente, l'M1, e le granate a mano. Normalmente impiegato da plotoni appositi all'interno delle compagnie, l'M2 è composto da un tubo di metallo ad anima liscia posto su un basamento rettangolare e sostenuto da un bipiede semplice integrato con il meccanismo di elevazione meccanica. Il percussore è stato fissato alla base del tubo, in modo tale da imprimere alla granata la spinta necessaria. Anche se classificato come mortaio leggero, l'M2 possedeva una gittata molto ampia e un'alta cadenza di fuoco rispetto ai mortai contemporanei[1].
Peso 19,05 kg Lunghezza canna 726 mm Calibro 60 mm (2,36 in) Peso proiettile 1,33 kg Cadenza di tiro 18 colpi/minuto Velocità alla volata 158 m/s Gittata massima 1815 m Elevazione da + 40° a +85°
Mortaio
81 mm
Il Mortaio da 81 Mod. 35 era un mortaio medio italiano, utilizzato nel corso della seconda guerra mondiale e realizzato dalla Costruzioni Elettro-Meccaniche di Saronno (CEMSA).
Peso tubo di lancio: 20,4 kg affusto: 18 kg piastra: 20 kg in batteria: 59 kg Lunghezza 1260 mm Lunghezza canna 1150 mm Calibro 81,4 mm Tipo munizioni granata HE, fumogena, illuminante Peso proiettile 3,265-6,865 kg Cadenza di tiro di aggiustamento: 18 colpi/min di efficacia: 30-35 colpi/min Velocità alla volata 270 m/s Gittata massima 1500 m con granata da 6,865 kg 3100 con granata standard da 3,265 kg Elevazione +45°/+90° Angolo di tiro 150°° Carica cartuccia cal. 12 + 4 cariche di lancio aggiuntive Peso della carica cartuccia: 8,15 g di balistite carica aggiuntiva: 9,5 g di balistite Spoletta a percussione Sviluppata da Brandt 81 mm Mle 1927 Sviluppi successivi Mortaio da 81 CEMSA L.P.[1]
MG 42/59 Arma...
Bomba da fucile
"Energa"
"Super-Energa"
Nata nel 1951 la "bomba Energa" è un mezzo per il combattimento ravvicinato contro i mezzi corrazzati e contro le postazioni fortificate nemiche. Nel 1961 si è evoluta nel modello "super Energa" o mod.2. La differenza è che la super è semipropulsa ossia, all' interno del codolo vi è un motore propulsivo che si accende all' atto dello sparo della cartuccia di lancio e che ne incrementa la velocità di iniziale. Può essere lanciata da fucili automatici e semiautomatici purchè dotati di apposito tromboncino, mediante l' impiego di una apposita cartuccia di lancio cal. 7,62 NATO. Sul Fal il tromboncino e l' alzo erano già presenti, sul Garand e sul Fal modello truppe alpine dovevano essere innestati. E' una bomba a carica cava con buone caratteristiche quali: - notevole velocità iniziale e quindi possibilità anche di tiro teso; - elevata capacità di perforazione; - sicurezza di funzionamento anche con grandi angoli d' incidenza; - facile e sicuro impiego. Modello da guerra HEAT Dati tecnici modello da guerra: Calibro 75 mm Peso 0,765 Kg Lunghezza 425 mm Velocità iniziale a 15 metri dalla bocca 75 mt/sec Gittata massima 500 metri circa in assoluto Gittata massima contro bersaglio mobile 150 mt Gittata massima contro bersaglio fisso 200 mt Perforazione massima in acciaio 300 mm temperatura d' impego -32 a +52 °C sicurezza di bocca a 4 metri dalla uscita Carica cava 330 gr di pentrite-cera 90/10 Motore razzo 7,8 gr balistite + 2,2 polvere nera
Lanciarazzi M20 Il Bazooka M20 è un'arma anticarro da spalla, calibro 89 mm, prodotto alla fine della seconda guerra mondiale, successore del Bazooka da 60 mm. Prodotto a partire dal 1943, vide la prima azione nella guerra di Corea. Il bazooka ha avuto 2 distinte generazioni. La prima designata M1 (e successivamente M9), era un'arma calibro 60mm, capace di perforare circa 100 mm (poi 125 mm con la versione M9). Era un tubo convenzionale, con pieno calibro per ospitare il proiettile-razzo con alette di stabilizzazione fisse. La gittata raggiungeva i 600 metri, ma per colpire un obiettivo di piccole dimensioni era necessario che la distanza scendesse a 90-120 metri, per cui il rischio di venire individuati e eliminati era elevato. La capacità distruttiva era ridotta dal limitato calibro, e quando queste armi vennero usate nelle prime fasi della guerra di Corea (alla battaglia di Osan) si rivelarono inefficaci contro i T-34[2], come lo erano state contro i Panzer VI Tiger I e Panzer V Panther. Nel frattempo, però, venne sviluppato il Super Bazooka M20, che aveva calibro 89mm e poteva perforare circa 280mm di acciaio ed era perciò in grado di perforare anche le corazze dei carri T-34 e conservare un sufficiente potere distruttivo per mettere fuori uso gli interni del carro stesso[3]. Aveva anche una maggiore gittata utile (circa 270 m) e per anni è stato un'arma di prima linea, anche se era chiaro che il peso e l'ingombro del Bazooka, già elevati nel caso del calibro 60mm, erano un poco eccessivi per un'arma di fanteria. Nondimeno, esso divenne molto diffuso negli anni cinquanta e ancora alla fine degli anni ottanta si trovava nei depositi dell'US Army come in quello italiano, anche se ormai gli ultimi colpi erano stati sparati 20 anni prima e gli stock di munizioni eventualmente ancora esistenti non erano certo rimasti in piena efficienza, specie per le spolette e i propellenti del razzo (detto in altri termini, è difficile che vi fossero ancora proiettili utilizzabili, e certamente non con prestazioni piene). La versione M20 B1 aveva una canna di alluminio alleggerita, ed altri miglioramenti. Peso 6,5 kg (M20), 5,9 kg (M20B1) Lunghezza 1524 mm Lunghezza canna 1524 mm Calibro 89 mm Munizioni M28A2 HEAT (4,5 kg) o T127E3/M30 fumogeno (4 kg) Tipo munizioni proiettile a carica cava Peso proiettile 4 o 4,5 kg Gittata massima 913 m max effettiva:270 m (bersagli fissi), 180 m (bersagli mobili) Alimentazione culatta aperta
Cannone
SR 106 mm
Il cannone M40 è un cannone SR (senza rinculo) statunitense degli anni '50, di 105,06 mm di calibro. L'M40, ufficialmente calibro 106 mm, è un cannone da 200 kg di peso, in genere trasportato da veicoli leggeri 4x4.
Peso: 209,5 kg
Lunghezza: 3,404 m
Altezza: 1,12 m
Calibro: 105,06 mm
Munizioni: 106 × 607 mm. R (HEAT, HEP, HEAP, Canister)
Cadenza di tiro: 1 colpo/min
Velocità alla volata: 503 m/s (M344 HEAT)
Tiro utile: 1350 m
Gittata massima: 6870 m (M346A1 HEP-T)
Elevazione: da -17° a +65º
Angolo di tiro: 360º
SRCM
35
La SRCM 35 è una bomba di tipo offensivo, ciò significa che il raggio di azione dell'effetto esplodente della bomba è minore della gittata di lancio, quindi il soldato può rimanere allo scoperto dopo aver effettuato il lancio, perché si trova fuori dal raggio delle schegge. Questo tipo di bomba viene usata quindi durante gli assalti contro bunker, edifici, ecc. rattasi di una bomba con forma cilindrica con funzionamento a percussione, in pratica l'ordigno esplode immediatamente all'impatto col terreno, anche su terreno erboso. Di questa bomba esistono sia il modello da guerra, sia il modello da esercitazione. La SRCM da guerra è contrassegnata da una fascia di colore giallo, ha un peso di 200 grammi e un raggio di azione delle schegge di circa 20 metri, la carica di scoppio è costituita da 43 grammi di TNT. La SRCM non è comunque una bomba che garantisce un effetto letale e viene usata soprattutto per ferire e stordire le persone presenti in un edificio prima di procedere alla bonifica dello stesso. La SRCM da esercitazione (colore fascia marrone o azzurro) ha lo stesso peso di quella da guerra ma ha un raggio di azione di 10 metri, non contiene carica di TNT ma una miscela fumogena esplodente. All'interno della bomba da esercitazione è presente un tubo in acciaio per limitare l'effetto dello scoppio. La SRCM è dotata di quattro congegni di sicurezza. Il primo è una linguetta, in materiale gommoso, per garantire una migliore presa, da rimuovere prima del lancio. La seconda è costituita da una cuffietta, involucro di alluminio che si rimuove automaticamente durante il lancio per la pressione dell'aria che la sgancia dalla bomba (è importante far compiere alla bomba una traiettoria parabolica per far in modo che la cuffietta si sganci, una SRCM fatta rotolare non scoppierebbe). A questo punto la bomba è armata e pronta ad esplodere. Le altre sicure sono la molla antagonista e il congegno di disattivazione che si attivano in caso di mancato scoppio, per dare la possibilità di recuperare la bomba senza rischi. In genere comunque le bombe non vengono mai recuperate ma sempre fatte brillare.
Arma Foto Note
Carcano
M38
XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX Il Carcano Modello 38, è stato un fucile a otturatore girevole-scorrevole derivato dal modello Carcano Mod. 91 in calibro 6,5 mm, ricamerato in calibro 7,35 mm.
Fu utilizzata nel dopoguerra per armare i primi Reparti della fanteria da posizione: nel 1950 ne risultavano alle cp. cannoni del I btg.pos.
Carcano Mod. 91/38 cal. 7,35
Peso: 3,4 kg (versione Fucile, senza baionetta)
Rigatura: destrorsa costante
Calibro: 7,35 mm
Munizioni: 7,35 × 51 mm
Azionamento: retrocarica manuale, ripetizione ordinaria, otturatore girevole-scorrevole
Velocità alla volata: 757 m/s
Organi di mira: tacca di mira fissa a 200 m
M.A.B.
38/42
Il Moschetto Automatico Beretta Mod. 1938, o più comunemente MAB 38, è un mitra che ha fatto in passato parte delle armi di ordinanza delle forze armate e dell'ordine italiane.
Era un'arma efficace, robusta, affidabile e molto ben prodotta, con ottime prestazioni per la sua epoca. Nel dopoguerra, venne ampiamente utilizzato da tutte le forze armate e i corpi di Polizia della Repubblica Italiana fino agli anni '70, con diverse modifiche ai meccanismi di sicurezza. La Marina Militare Italiana e l'Aeronautica Militare Italiana impiegavano ancora il MAB (versione 38/49) per servizi di rappresentanza e d'onore, nel 2005.
Fu utilizzata nel dopoguerra per armare i primi Reparti della fanteria da posizione: nel 1950 ne risultavano alle cp. cannoni del I btg.pos.
Peso: 4.8 kg
Calibro: 9 mm
Munizioni: 9 × 19 mm Parabellum
Azionamento: semiautomatico/automatico
Cadenza di tiro: 550 colpi al minuto
Velocità alla volata: 390 m/s (9x19 Para), 420 m/s (9M38 Fiocchi 9x19)
Tiro utile: 50 m
Alimentazione: serbatoio caricatore da 10, 20, 30 o 40 colpi
Organi di mira: alzo a ritto con cursore fino a 500 m (dal modello MAB 38A tacca di mira fissa tarata a 200 m).
Garand
M1
L'M1 Garand (ufficialmente designato U. S. rifle, caliber .30, M1, poi rinominato in Rifle, Caliber .30, M1, oppure US Rifle, Cal. .30, M1) è un fucile semiautomatico camerato per il proiettile .30-06 Springfield usato dalle forze armate statunitensi dal 1936 al 1957. Il nome del fucile deriva dall'inventore John Garand e fu uno dei primi fucili semiautomatici adottati da un esercito nazionale[2]. Definito "il più grande ritrovato bellico mai introdotto" dal generale George S. Patton[3], il Garand rimpiazzò ufficialmente il vecchio bolt-action M1903 come fucile di servizio per poi venire a sua volta rimpiazzato nel 1957 dal fucile da battaglia M14. Durante la Seconda guerra mondiale il Garand fornì all'esercito americano un notevole vantaggio sull'Asse, armata dei classici e più lenti fucili bolt-action. L'arma fu usata estesamente fino al 1963 con una graduale riduzione fino al 1976. Come il suo predecessore, il Garand fu prodotto prevalentemente dalla Springfield Armory. Oggi l'M1 rimane in servizio solo come arma da addestramento e/o parata. L'M1 è un fucile semiautomatico operato a gas, alimentato a clip e raffreddato ad aria. L'alimentazione avviene tramite inserimento di clip en-bloc da 8 colpi nel caricatore integrato, e quando l'ultimo colpo viene sparato la clip vuota viene espulsa con un riconoscibile ping metallico[4]. L'M1 fu il fucile d'ordinanza delle forze armate statunitensi durante la Seconda guerra mondiale e la Guerra di Corea, e prese parte ad azioni di combattimento limitate anche in Vietnam. La maggior parte di fucili fu consegnata in dotazione alle forze armate americane, ma un numero considerevole di armi finì per equipaggiare diversi eserciti alleati nel corso della guerra. L'arma è ancora oggi usata dalla guardia militare e come arma da esercitazione. L'M1 risulta anche un'arma molto apprezzata da cacciatori e tiratori sportivi. Costruttore Springfield Armory Winchester Harrington & Richardson International Harvester Beretta Breda F.M.A.P. Peso 4,3 - 5,3 kg Lunghezza 1.100 mm Lunghezza canna 610 mm Calibro 7,62 mm Tipo munizioni .30-06 Springfield 7,62 mm NATO Azionamento a recupero di gas Cadenza di tiro Semi-automatico Velocità alla volata 865 m/s Tiro utile 500 m Alimentazione clip en-bloc da 8 colpi Organi di mira diottra regolabile in brandeggio e distanza (tacche da 10 m) e mirino fisso.
BM59
ITAL-TA
Il Beretta BM 59 (in Italia noto anche come FAL, ovvero "Fucile Automatico Leggero"), è stato l'ultimo fucile da battaglia adottato ufficialmente dall'Esercito Italiano nel 1959: la distribuzione ai reparti cominciò nel 1962 ed è stato sostituito dal fucile d'assalto AR 70/90, sempre della Beretta, attorno al 1990.
Il BM59 è un fucile da battaglia che può sparare in regime automatico o semiautomatico (fuoco selettivo). A differenza del fucile da cui deriva, è dotato di: un caricatore posto inferiormente alla culatta da 20 colpi; un selettore di tiro a colpo singolo o raffica; un caratteristico tricompensatore, ovvero un manicotto tromboncino frangifiamma (montato permanentemente sulla versione con il calcio completo o in quello ripiegabile lungo il fusto per truppe alpine mentre nella versione truppe avio anch'essa comprensiva di calcio pieghevole era smontabile per ridurre al massimo lo spazio occupato dall'arma) che funge anche da freno di bocca e che consente di utilizzare le granate a codolo tipo Energa e SuperEnerga a carica cava. un alzo specifico (chiamato alidada) per il tiro teso della versione anticarro a carica cava delle sopra dette granate era situato sulla volata prima del tromboncino verso il calcio. Portando l'alidada in posizione di utilizzo, ovvero in posizione verticale, si blocca il flusso dei gas diretti al pistone (destinato a far retrocedere l'otturatore per il caricamento di una nuova cartuccia). In questo modo i gas prodotti dalla combustione della carica di lancio vengono utilizzati completamente per il tiro della granata da fucile. Riguardo l'utilizzo anticarro per effettuare il tiro teso con la granata bisognava collimare il bersaglio con una delle tre tacche di mira da 75, 100 e 120 metri presenti sull'apposita piastrina mobile da inserire nel sopracitato alzo prima dell'eventuale utilizzo, con il calcio dell'arma infilato saldamente sotto l'ascella del braccio ed impugnando l'arma sulla sua impugnatura a pistola, mentre l'altro braccio veniva infilato tra la cinghia e l'arma effettuando una leggera pressione sulla cinghia verso l'esterno. Il tutto sia per un più facile inquadramento del bersaglio e sia per ammortizzare meglio il forte rinculo dovuto al blocco del foro di recupero gas.
Fu prodotto in cinque varianti principali: BM59 Modello I, con calcio in legno. Conosciuto in Italia come "ITAL" e sul mercato estero come "BM59 Mk-1". BM59 Modello II con calcio in legno e impugnatura a pistola per migliorare la tenuta da parte dell'operatore nel tiro automatico. Conosciuto sul mercato dell'esportazione come "BM59 Mk-2". In Italia non è mai stato impiegato militarmente, ma è stato venduto in quantitativi molto significativi all'esercito della Nigeria, divenendone per un certo periodo il fucile d'ordinanza e guadagnandosi anche l'appellativo di "Nigerian Type". BM59 Modello III, con calcio metallico ripiegabile e impugnatura a pistola, progettato appositamente per gli Alpini Italiani e conosciuto dunque in Italia come "ITAL-TA" (TA per "Truppe Alpine"). Una variante del modello III, chiamata "ITAL-Para", è specificamente destinata alle truppe paracadutiste, e come tale utilizza un tricompensatore asportabile per ridurre ulteriormente le dimensioni e facilitare gli aviolanci. Conosciuto sul mercato dell'esportazione come "BM59 Mk-3". BM59 Modello IV, con canna pesante e calcio in plastica, era studiato come arma di supporto nel ruolo di mitragliatrice leggera di squadra. Conosciuto in Italia come "ITAL-Pesante" e sul mercato dell'esportazione come "BM59 Mk-4", non è mai stato effettivamente utilizzato né tantomeno acquisito in quantitativi significativi dalle Forze Armate italiane. Ancora una volta, il principale sbocco commerciale di questo modello fu la Nigeria, che lo produsse anche localmente negli arsenali governativi (DICON), così come il Modello II, per la maggior parte assemblandolo con parti importate dall'Italia. BM62, variante per il mercato civile, capace di solo tiro semi-automatico (a colpi singoli e non a raffica), era equipaggiato di un caricatore della capacità di soli cinque colpi calibro .308-Winchester, ed era privo sia del bipede ripiegabile che del caratteristico "tricompensatore", ovvero del manicotto, fisso sui modelli I, II e IV e rimovibile nel modello III, che funge ad un tempo da spegnifiamma, freno di bocca e lanciatore per le granate a codolo, sostituito da un rompifiamma diverso, fisso (non sostituibile col "tricompensatore") e che non consente il lancio di artifizi. La Beretta ne produsse poco più di tremila pezzi per il mercato civile italiano; un'arma molto simile denominata BM69, equipaggiata sia del "tricompensatore" militare che dell'originale caricatore da 20 colpi, fu assemblata dalla ditta statunitense Springfield Armory, inizialmente con parti importate dall'Italia poi interamente in loco con macchinari acquistati dalla Beretta, e fu venduta sul mercato civile americano durante gli anni ottanta (nello stesso periodo la Springfield Armory assemblò un certo quantitativo di BM59 a raffica). Più recentemente, la NUOVA JAGER srl ha immesso sul mercato civile italiano un'arma molto simile ma ulteriormente demilitarizzata, chiamata M-99, assemblata con Garand trasformati e parti di BM59 surplus, modificato nelle componenti meccaniche con lo stesso procedimento utilizzato dalla BERETTA per la versione civile BM62
Peso 4,400 kg (senza caricatore) Lunghezza 1095 mm Lunghezza canna 491 mm Calibro 7,62 × 51mm (.308Winchester) Tipo munizioni 1 tracciante e quattro ordinari per venti cartucce Azionamento a sottrazione di gas, automatica e semi automatica Cadenza di tiro 750 colpi/m Velocità alla volata 820 m/s Tiro utile utile 150-350m Alimentazione 20 cartucce Organi di mira alzo dello stesso tipo di quello montato sul Garand con mirino più sistema di mira per il lancio delle granate Energa e SuperEnerga.
Pistola
Beretta 34
La Beretta modello 1934 è una pistola semiautomatica compatta, ad azione singola e a chiusura labile, cioè con la canna sempre svincolata dal carrello, progettata e costruita dalla Fabbrica d'Armi Pietro Beretta. Concepita nel 1934, rimase in uso presso le Forze Armate italiane anche nel dopoguerra, sino agli anni novanta del secolo scorso, quando fu progressivamente sostituita con altre armi.
Pistola semiautomatica Beretta M34
Peso: 650 g
Lunghezza: 152 mm
Lunghezza canna: 89 mm
Calibro: 9 mm
Munizioni: 9 × 17 mm (9 mm corto o .380 ACP)
Azionamento: a massa battente
Velocità alla volata: 295 m/s
Tiro utile: 10-15 m
Alimentazione: caricatore a scatola rimovibile da 7 cartucce
Organi di mira: fissi sul carrello
I ricoveri per fanteria costituivano un appostamento protetto per le squadre difesa vicina.
Essenzialmente, erano dei semplici rifugi sotterrranei, da dove i fucilieri uscivano su comando.

     

     

Addestramento in caserma e in opera

Nelle varie caserme erano presenti diversi carri M26 e cannoni 90/50 SF su affusto da esercitazione, allo scopo di far effettuare ai cannonieri adeguati corsi propedeutici allo sparo vero e proprio.

Allo scopo di effettuare vere esercitazioni di tiro con le armi d'opera, non potendo, per ovvie ragioni, utilizzare quelle sparse sul territorio nelle diverse opere, furono realizzati idonei poligoni di tiro, attrezzati con postazioni simili a quelle reali per le diverse armi in uso.

I conosciuti e utilizzati dalla Fanteria d'Arresto, erano quello di Bibione (Lama di Revelino), quello di Rivoli Bianchi di Tolmezzo. Quello del Monte Bondone (Trento) era utilizzato solo dagli Alpini d'Arresto.
Per l'esercitazione al tiro con le armi individuali era utilizzato il poligono di Valle Musi.

Tutta la cp.arr. periodicamente effettuava un'esercitazione continuativa, per 48 ore, "in bianco" chiamata amalgama e periodiche verifiche della prontezza operativa, dette ipotesi (differenziate fra attacco militare e terroristico).

"Active Edge" era la periodica esercitazione di prontezza operativa, che si teneva all'incirca quadrimestralmente.
Comportava l'attivazione dell'intera opera da parte della cp.arr. assegnataria, simulando un attacco del Patto di Varsavia con uomini e mezzi, con l'ausilio di "attivatori" tratti da altre cp.arr.
L'esercitazione, normalmente chiamata amalgama, era continuativa per 48 ore. In alcuni casi, si dormiva in opera.

     

     

Le immagini sono state scattate nell'estate 2004, prima che il mare - con il suo progressivo avanzamento - non arrivasse a sommergere le varie postazioni.

     

     

     

     

     


Le postazioni sono state poi completamente smantellate.